Indie Tune: tra le righe del diario di viaggio di Tati Valle

Cover TatiValle

Viaggiare, incontrare viaggiando, incontrando qualcosa che cambi il corso del viaggio stesso o il metro di misura dei nostri obiettivi. Dinamiche, forse, molto più terrene di quanto possano rendere in versi e strofe. Storia di tutti i giorni. Ma che per la ragazza di Londrina è divenuta ingrediente di vita che l’ha portata fino in Italia passando per mille altri posti e mille altri suoni. E dopo tanto viaggiare e dopo tanto incontrare, Tati Valle ci scatta una fotografia e ci regala l’istantanea di questo tempo che vive e ne fa un disco che intitola appunto diario di viaggio ovvero “Livro Dos Dias”.

L’Europa non la nasconde ne la tiene lontana, l’America è ancora più vicina, la canzone d’autore pop italiana fa capolino di quanto in quanto. Velate tinture di elettronica in agrodolce, quel pad che miscela e non solo…il tutto mantecato da suoni che provengono dalle Hawaii piuttosto che dall’India, piuttosto che dall’Italia in senso stretto. E dopo aver letto le tante pubblicazioni in cui pare sia protagonista il concetto di contaminazione, avrei voluto ascoltare più ricerca e più sperimentazione, forse più marcata e trasgressiva invece di ritrovarmi tra le note di un disco molto ben confezionato e decisamente composto senza irrimediabili uscite di pista. Forse è anche vero che di uscite di pista oggi ne abbiamo davvero bisogno.

E se la moda non è che un momento allora direi che non è un disco che ne segue i dettami, almeno per ora appunto. Ma poi avrà senso tutto questo adeguarci al tempo e alle mode? Forse l’industria ragiona così. Forse un artista mercenario. Forse…

Tati Valle ci regala invece così un disco intenso, un disco elegante, un lavoro ricco di spunti e intriso di ispirazione, che non abbandona la forma canonica delle canzoni pop e che non abbandona le sue origini più brasiliane in senso stretto, senza schierarsi da una parte precisa ma restando in un limbo in cui tutto il mondo può confluire e dove ogni cosa può avere il senso giusto a seconda del punto di vista da cui guardare. La formula giusta perché ognuno dica la sua.

Forse qualcuno direbbe che è una scelta di comodo non schierarsi mai in modo deciso. Penso invece che un punto di mezzo dista ore e ore di viaggio dal proprio estremo di partenza. Forse ciò che è veramente di comodo è il restarsene al calduccio di casa. E solo viaggiando si rischia di incontrare l’imprevisto gioco del caso. Ascoltate Tati Valle…ascoltate “Livro Dos Dias”…e ascoltatelo con le valigie pronte dietro la porta.

Grazie a Marco Pinti


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