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Rhyme, evoluzione e crescita di una realtà

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Tra le novità più luminose nonché tra le realtà affidabili del panorama rock peso nazionale, i Rhyme stanno preparandosi concerto dopo concerto alla seconda importante partecipazione al Rocklahoma. Senza eccessivi agganci che contano, evitando di svendersi per aprire alle 9 di mattina i festival nostrani, con ben chiaro in testa l’obiettivo della internazionalità sin dal primo giorno, la band è riuscita mese dopo mese a conquistarsi una credibilità che difficilmente può non essere riconosciuta da chiunque li veda su un palco. E’ proprio questione di attitudine: fisica intanto, quella che ti permette di sfondarti sullo stage come se stessi suonando di fronte alla platea della Wembley Arena; quindi mentale, ovvero la convinzione estrema nelle proprie capacità, anche con quel pizzico d’arroganza e di supponenza che ti porta a essere sempre migliore, che ti stimola a trovare il sound perfetto e le soluzioni ideali in sala d’incisione.

I Rhyme sono riusciti in un lasso di tempo relativamente breve a trovare la quadratura migliore a livello di line-up, a determinare chiaramente un suono che possa essere per quanto possibile distinguibile, a capire a livello di songwriting dove puntare forte. La fondamentale componente live è oramai il vero e proprio punto di forza di una formazione che può sfidare chiunque su questo terreno: la botta che i Nostri rilasciano quando attaccano gli ampli è clamorosa, ci sono già anche due hit mica da ridere come “The Hangman” e “Step Aside“, i momenti da pogo totale così come le cover più famose (“Wrong” dei Depeche, “Man In The Box” degli AiC e la oramai criminalmente dimenticata “RnR” degli Zep) per galvanizzare il pubblico più pigro. Ecco il pubblico. Ovvero ciò che danneggia formazioni di professionisti e di livello non solo nel rock ma anche in altri generi. In Italia una band dal potenziale dei Rhyme nasce raramente. Quando nasce non sfonda (basti pensare ai Lacuna Coil, fortunati a trovare il terreno giusto oltre confine e che, di contro, se fossero stranieri riempirebbero il Forum) o per lo meno non lo fa nella misura in cui meriterebbe. Tuttavia non sarà certo questo pur pesante dettaglio a fermare l’ascesa di un quartetto atteso da prove internazionali importanti e da un terzo album che, quando arriverà, potrà realmente essere quello del salto di qualità definitivo. Avanti a testa alta.

J.C. – Foto di Nicola Lucchetta presso il Garage Club di San Martino di Lupari (Padova) il 15 marzo 2013.

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