Speciale: Pietro De Maria e i Notturni di Chopin

E’ sempre un piacere consolare le nostre anime stanche attraverso l’ascolto dei “Notturni”. È una musica che parla direttamente, quasi senza pudore, senza mediazioni, alla nostra interiorità.

 

[Classica] Pietro De Maria – Nocturnes-Frédéric Chopin (2009)

http://www.pietrodemaria.com/
http://www.deccaclassics.com/

Frédéric Chopin (1810-1849) è stato, già in vita, un classico. Le partiture che pubblicava, i pochi, rari concerti che teneva erano subito, e a pieno titolo, storia.
Chopin scopre, al prezzo di dura fatica e sudore, la via diretta al nostro cuore, e lo fa con una tale virile sincerità da non consentirci di abbassare, nemmeno per un istante, lo sguardo.
Ci racconta, nei Notturni, un universo sognante ma non per questo meno veritiero. Ci conduce al bordo dell’abisso, al confine estremo dell’umana miseria, della fragilità. Che piccoli siamo, ci racconta, sotto questo cielo di stelle. E non possiamo sfuggire a questa semplice ma implacabile lezione non sul senso filosofico, astratto, della vita ma su quello della nostra vita stessa.
E dietro l’apparente orecchiabilità di certi temi, ormai celeberrimi, c’è un lavoro quasi psicologico di costruzione di una linea melodica che è sempre un passo più in là di dove ce la attendiamo e che riesce a creare, nell’ascoltatore, un senso di aspettativa e, quasi, di stupore.

Pietro De Maria (Venezia, 1967) fa bene il suo mestiere lasciando cantare il suo Steinway, mettendolo al servizio di una partitura che spesso, sotto le mentite spoglie di un merletto, di un arabesco, nasconde una visione così assolutamente pura da non necessitare neppure di assegnare un nome ai singoli brani.
L’interprete si offre di essere del tutto ‘trasparente’ rispetto alla ricchezza della scrittura musicale, evitando ogni retorica, ogni inutile orpello. I passaggi più impegnativi, al contrario, sono caratterizzati da una leggerezza che lascia intendere la notevole tecnica sottostante. Come pure la ‘cantablità’ di certi passaggi non perde mai di eleganza, non sfocia mai nello scontato, nell’accattivante.
Indubbiamente un bellissimo CD, interessante anche da comparare con le analoghe versioni di sommi pianisti contemporanei, quali Vladimir Ashkenazy oppure Daniel Barenboim.

Complimenti sinceri.

Marco Lorenzo Faustini

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