Sum 41 nuovo album: anteprima Screaming Bloody Murder

screaming bloody murder

Uscirà a fine mese, più precisamente il 29 marzo, ma già si annuncia come il più atteso dei dischi “punk per tutti” di fine inverno. Soprattutto se i Sum 41 sono riusciti nella difficile sfida di rinnovarsi e affermarsi, con il lavoro più dark, pesante e meno adolescenziale della loro carriera. Anche se all’apparenza può sembrare forzato, il salto che i Nostri faranno con “Screaming Bloody Murder” è paragonabile a quanto fatto nel 2005 dai Green Day con “American Idiot”: il cd più maturo, più originale e più coraggioso, che potrebbe sdoganare la band di Deryck Whibley oltre le mura dei teen fans.
Screaming Bloody Murder”, dagli ascolti che abbiamo fatto in anteprima, sembra voler prendere una via ben precisa, anche a livello musicale: riff pesanti, batteria presente (cadenzata ma anche veloce), alternati a parti acustiche ma tutto fuorché tranquille (molto spesso sono ossessive). Escludendo la power ballad “What Am I To Say” (a conti fatti un filler), c’è solo un brano sfacciatamente radiofonico: “Time For You To Go”, un rock che sembra la colonna sonora perfetta per un coast to coast sotto il solleone estivo (sono aperte già da ora le scommesse che lo candidano come futuro singolo da piazzare nel periodo caldo…).
A farla da padrone saranno comunque le atmosfere dark e ricercate, ma anche tante legnate: il palm mute su “Jessica Kills” ci mostra quella parte metallara che i canadesi non hanno mai nascosto e dal vivo sarà un brano che farà vittime. In passato, lo stesso Deryck ci aveva fatto capire che “Screaming Bloody Murder” sarebbe stato un disco che avrebbe presentato una band diversa, con scelte inusuali rispetto a quanto fatto in passato. Il pianoforte presente su “Skumfuk”, brano “rubato” dalla rete che nella tracklist finale si dovrebbe intitolare “All Comes To An End”, ricopre un ruolo fondamentale nell’economia dei pezzi: spesso presente, non si limita a semplice accompagnamento ma, anzi, ricopre una posizione primaria nella costruzione delle canzoni. Ma la cosa che più sconvolge è che, ascoltando sommariamente la nuova release, le influenze ‘pop punk’ sembrano scomparse; da un ascolto più attento, invece, qualcosa si sente ancora sulle già citate “All Comes To An End” (nel ritornello) e “Jessica Kills” dove i Nostri si autoplagiano, piazzando una linea melodica che ricorda Still Waiting.
Abbandonate le tanto facili quanto banali strade del pop punk, che li ha comunque resi un nome di primo livello della scena internazionale, i nordamericani mettono in gioco sé stessi: quasi sicuramente perderanno qualche fan, deluso dalla radicale svolta, ma il coraggio e la maturità con molta probabilità premierà le scelte fatte. Anche i Sum 41 sono diventati adulti e, a conti fatti, lo sono diventati nel modo migliore.

Nicola Lucchetta

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