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D-Synth Viola

La proposta dei ragazzi è un’efficace miscela di elettronica (ma del resto già il nome della band lo preannuncia) e rock, con intense venature pop: fresca, piuttosto diretta e fruibile. Il synth, onnipresente in tutte le 10 composizioni proposte sul disco, arricchisce notevolmente una struttura di base molto “chitarristica”, basata su arpeggi acustici semplici e ritmiche elettrificate dirette e senza molti fronzoli. Del resto, già dalla biografia della band, si apprende come “Viola” e i suoi pezzi siano il risultato di un percorso artistico dialettico e mutevole, attraverso il quale le diverse influenze musicali dei membri sono riuscite ad amalgamarsi creando un’ottimo prodotto, che si è scelto di confezionare utilizzando solo ed esclusivamente la lingua italiana.

Qualche accenno alle band “alternative” della scena tricolore, ovvero Verdena. Afterhours (più i primi che i secondi) e Subsonica, sia nell’utilizzo della strumentazione elettronica che nella stesura dei testi: a questo proposito il pezzo più esemplare è sicuramente “Ondelettroniche“, diretto nel messaggio e nell’esecuzione e, per questo e per via delle troppo marcate influenze dei Subsonica, ancora molto acerbo. Gli altri brani risollevano il livello e dimostrano una notevole maturità compositiva: l’opener e title-track “Viola“, “Eight” e soprattutto “Corpi in 4 quarti“, il pezzo più bello del disco. E’ lì infatti che la proposta si rende ancora più elettronica, e i synth iniziano veramente a mostrare i denti creando un ottimo ritmo quasi danzabile. Lo stesso dicasi del pezzo posto a chiusura, “Dov’è il senso?“: ottima presenza dell’elettronica e ottime vocals di Ida, la cui voce dà il meglio di se proprio nei vocalizzi più dolci e meno aggressivi (contrariamente, cioè, a quelli del brano “Viola“).

In conclusione, un buon disco, che potrà aprire una strada non troppo in salita per i “D-Synth“, che si meritano sicuramente un futuro in grande stile.

Manuel Ghilarducci

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