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Kid In The Oven Absinth Iniuria Verbis

kid in the oven absinth iniuria verbis

Parafrasando una frase di Tito Livio (“Absit injuria verbis” ovvero “Sia lontana l’ingiuria dalle parole”), i milanesi Kid in the Oven ci propongono il loro “Absinth iniuria verbis“, un cd che definire rock è riduttivo, dato l’estro e l’eclettismo che lo contraddistingue. Formatisi nel 2008 dopo molteplici collaborazioni ed esperienze, i quattro ragazzi uniscono le loro menti e le loro capacità per partorire a metà 2009 questo primo lavoro, subito apprezzato dal pubblico. Come detto prima, le influenze sono tante, non è semplice definire precisamente quale possa essere un modello seguito, o la maggiore influenza. Siamo di fronte ad un insieme di rock un po’ british, accenni psichedelici per quanto riguarda effetti e i suoni, ma decisamente indie per le intenzioni.

Prova delle buone intenzioni dei Nostri sono i 4 intermezzi suonati singolarmente da un componente della band: troviamo quindi “Queen Margot Sour Faire” suonata da Alex (chitarre e voce), con tanto di ukulele e drum machine, “Baroque Divertissement” di Beppe, tastierista che qui con clavicembalo e kazoo ci offre 110 secondi di XVII° secolo, la delicata “…And Stars Will Never Laugh So Hard” di Moreno (voce e chitarre), un brano acustico con sottofondo di violoncello e una spruzzata di glockenspiel, mentre l’ultimo di questi quattro brani, ovvero “Never go to Germany, Paolo” di Paolo (batteria e percussioni), è indubbiamente il più strano, meno musicale dei precedenti, con una ranocchia che gracida e un beat continuo più simile al ticchettio di qualche orologio. Altri pezzi degni di nota sono “Warm Yourself“, forse la più radiofonica, “Measure-Treasure“, deliziosamente anni ’70,  e “Rain On Every Window“, brano acustico estremamente piacevole e rilassante.
Una prova sicuramente valida questa dei Kid in the oven, che mostra un gruppo con idee e con voglia di sperimentare, cosa sicuramente lodevole.

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