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La Vague La Vague

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La Vague è un act originale per il nostro panorama musicale, composto da Marco Calì (batteria e percussioni), Alessandro Corsi (basso e contrabbasso) e Francesca Pirami (voce), leader della band. Un trio quindi, che però diventa un quintetto nella seconda metà dell’album, tramutandosi in La Vague FM (Five Members). L’album è perciò stilisticamente diviso in due parti e ricchissimo nel suo complesso. I Nostri hanno collezionato già una serie di interessanti esperienze, che spaziano dai live alle perfomance stradali e teatrali: Francesca è anche un’attrice e il gruppo si esibisce anche in particolari spettacoli che consistono in un intrigante crossover tra musica e recitazione e arte performativa, con una forte componente libertaria e creativa, elementi che contraddistinguono l’arte fatta “di pancia” e non di testa, raffinata ma passionale e spontanea. L’attitudine teatrale della band è anche manifesta nel videoclip del singolo “Parlo Da Sola”, che è stato girato adottando una particolare ambientazione e una scelta di costumi interessanti. La musica è un interessante connubio e melting pot di influenze, tendenze e stili diversi, che rende i La Vague un progetto inclassificabile e assolutamente non incanalabile in un genere preciso.

Si passa dalle melodie zigane e dalle parti vocali deliranti e recitate (che ricordano un po’ Antonella Ruggiero) di “Parlo Da Sola” al soul intimo e sensuale di “Sierge” e “Alain”, ai ritmi latineggianti e flamencati di “La Foule” (cantata in francese in omaggio di Edith Piaf e condita dalle incommensurabili, lasciatemelo dire, linee di basso di Alessandro), ai momenti minimali, post-industriali e da cabaret di “Demodé”, al funk-crossover di “Paper” e “La Vague”. Una ricerca musicale intensa e sconfinata, che sonda quasi tutte le possibilità che l’arte musicale offre e che frantuma i limiti di ogni categoria interpretativa miscelando in un immenso frullatore migliaia e migliaia di stili con una maturità e una sapienza a dir poco sorprendente.

Non solo ricerca musicale, ma anche preparazione tecnica sopra le righe: la voce di Francesca è stupenda e spazia da un registro vocale all’altro con una spontaneità incredibile; la batteria di Marco è sempre attenta e precisa e il basso di Alessandro guida i lidi sonori verso espressioni di groove strabilianti. E addirittura ricerca linguistica, dato che dall’italiano si passa all’inglese, al francese e addirittura al giapponese (“Wiki San”), che richiamano alla memoria gli ormai dimenticati Pizzicato Five. A condire il tutto ci pensano anche il layout e l’artwork del digipack, corposo, colorato, fuori di testa come i membri della band, che rende giustizia sia alle immense tonalità della musica proposta che alla potenza dell’immagine scenica di Francesca, vero e proprio veicolo di passione, tecnica, sensualità e ribellione artistica.

Il prodotto potrebbe risultare ostico a chi cerca canzoni facili e strutture lineari. Ma a chi cerca il genio, l’ardire, l’intelligenza, la preparazione e quel tocco in più di creatività, piacerà eccome. Qua il progressive rock italiano anni ’70 (Area) si fonde col funky, il crossover fa a cazzotti col cabaret e il teatro, il soul si sposa col pop, il jazz e il cantautorato. Ma dove la troviamo una miscela così? Nei giorni nostri c’è proprio bisogno dei La Vague, c’è bisogno di gente fuori di testa che si dà anima e corpo all’arte e che ci fa risollevare il morale dalla mediocrità che siamo abituati a sentire quotidianamente, sia nelle radio che nel panorama indipendente. Sono orgoglioso che i La Vague appartengano all’Italia, e sono onorato di avere avuto la possibilità di parlarne su queste pagine.

Manuel Ghilarducci

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