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Non Giovanni Walking

non giovanni walking

Giovanni Santese, in arte Non Giovanni: un simpatico, cordiale e soprattutto umile bolognese che con questo Ep intitolato “Walking” tenta definitivamente di far breccia nei cuori del pubblico musicofilo italiano con l’intento, parole sue, di fare della sua passione una professione. Afferma, nella lettera che ci scrive, di aver fatto solo ciò che è riuscito a fare e di essere alla ricerca di qualcuno che creda nel suo lavoro. Un bel biglietto da visita, lontano da qualunque tipo di snobbismo o autocelebrazione che tanto affligge anche lo scenario emergente del Bel Paese. Sono quattro pezzi, quelli di “Walking”, che si propongono di realizzare una canzone d’autore fondata su un songwriting dalla doppia faccia: quella più classica e ancorata alla tradizione italiana (attenzione, non al neomelodico, sto parlando del filone più “degregoriano”) e quella più attuale, che ha visto nei giorni nostri il purtroppo ancor timido successo di giovani come Io Carlo (di stanza, diversamente da Giovanni, a Milano).

Giovanni suona tutto, chitarra acustica, effetti e kazoo: fa piacere trovare uno strumento strambo e non convenzionale come il kazoo in un disco italiano; il ragazzo ha una bella voce, nitida e pulita e al contempo molto semplice e “intima”, come lo spirito che governa tutte le composizioni del disco. Si va dalle ballate (“L’Orlando Innamorato”) che chiamano in causa Alberto Camerini (ve la ricordate “Bambulé”? Se ve la ricordate avete in mano il sound di Giovanni) e, appunto De Gregori, ma in una versione più disimpegnata e bonaria, che emerge nel brano agrodolce “Non sarà mica la fine del mondo”. “Giornata Strana” e “Walking” non si discostano assolutamente dai primi due brani, e continuano nello stesso spirito, in una linea vocale a metà tra cantato, interpretato e parlato-recitato.
Non sono un amante del genere ma nel lavoro di Giovanni, anzi Non Giovanni, sento alcune qualità: passione, semplicità, umanità. E per questo mi auguro chepossa maturare ancora nel suo cammino; un tema, quello del cammino, che è predominante in “Walking” anche per stessa ammissione dell’autore, che nel booklet scrive due sincere righe su ogni brano presente, ammettendo l’adolescenzialità della prima traccia e spiegando il desiderio di un ritorno alla natura e a un’attitudine da cantastorie che fugga dalla mondanità della società contemporanea.

Manuel Ghilarducci

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