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Fedez Il Mio Primo Disco Da Venduto

Fedez Il Mio Primo Disco Da Venduto Recensione

Un album attesissimo e, ora, altrettanto discusso. “Il mio primo disco da venduto” è il nuovo lavoro di Fedez e anche il primogenito di Tanta Roba, la giovanissima etichetta discografica indipendente fondata da Gue Pequeno e Dj Harsh.

Fedez propone un modello non proprio in linea con il precedente “Penisola che non c’è”, decretando lo sposalizio con basi elettroniche, synth e ritornelli orecchiabili. L’artista non ha mai abbracciato i suoni canonici dell’hip hop, ma quest’album rompe del tutto con la tradizione ed è lui stesso a confermarlo: “Non mi sono mai definito un rapper classico. So che per i pionieri questo non è sinonimo di rap, ma in fin dei conti è quello che mi piace fare e non voglio snaturarmi per avere consensi. Altrimenti non sarei io”. Nulla da dire, ma qualcuno inevitabilmente storce il naso. Non tanto per la scelta elettronica, che ultimamente va per la maggiore, offrendo talvolta risultati interessanti, quanto per l’uso/abuso dell’auto-tune e per qualche ritornello pop di troppo.

Detto ciò, senza per forza schierarci tra i delusi o i fomentati, scegliamo la posizione intermedia. Quella che ci fa sbuffare sull’ennesimo suono distorto, ma che al tempo stesso vuole evidenziare il valore e l’ampiezza del progetto. “Il mio primo disco da venduto”, attualmente in free download, propone un’estesa scaletta dalla quale emergono nomi di tutto rispetto: da J-Ax ai Club Dogo passando per Marracash, Entics e i produttori musicali del momento, Don Joe e Shablo. Insomma, per un ventiduenne alle prese con i primi successi, non è da poco ospitare i maggiori esponenti del settore.

Entrando poi nel vivo dell’album, Fedez interpreta pezzi metricamente impeccabili descrivendo i “mostri” con i quali si scontra la società odierna. Accusa senza freni l’attuale classe politica, tira in ballo Chiesa e preghiere, deride gli schiavi del jet set e dei riflettori. Ne ha una per tutti, anche per coloro che vivono di pregiudizi e danno del venduto a chi riesce ad emergere. Stoccata che merita il titolo del disco.

Riccardo Rapezzi

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