[Folk Rock] Essie Jain – The Inbetween (2008)

 

Eavesdrop – Here we Go – I Ask You – Please – The Rights – Stop – Do It – Weight Off Me – You – Goodbye (Bonus Tracks : Not Yours – I Remember It Just Like This)

Sito ufficiale dell’artista
Etichetta discografica

Essie Jain arriva alla sua  seconda prova in maniera tutt’altro che scontata: ci arriva con un album registrato con potenti mezzi e risorse. Dopo un primo lavoro decisamente intimista e scarno, sia a livello di strumentazione che di arrangiamenti, l’artista londinese, ora a New York, non si nega nulla, pescando dai retaggi che lo studio della musica classica le ha lasciato.

La ragazza che prima registrava in camera sua adesso si sposta al Buddy Project, accompagnata non più solo dal fido chitarrista Patrick Glynn, ma da una gamma molto più ampia di strumenti, fra cui il corno, la tromba e il piano rhodes, che danno a questo album un respiro decisamente diverso, quasi da musical di Broadway.

La voce di Essie rimane comunque il perno intorno al quale gira ogni arrangiamento, nella prima traccia addirittura viene sovraincisa più volte, in modo da sembrare un coro, nella seconda, “Here we go”, si abbandona ad un ritmo jazzy forse un po’ banale ma comunque molto piacevole, ed arriva persino, in “Stop”, a toccare territori mai battuti quali quelli della canzone da cabaret, un esperimento che al primo ascolto ci lascia più perplessi che affascinati.

Di sicuro in questo album ci sono molte tracce lasciate dal folksinging femminile degli ultimi trent’anni, c’è la limpidezza vocale spesso inquietante di Joan Baez ed è innegabile che, senza la ricomparsa sulle scene di Vashti Bunyan, il mondo New Folk di cui Essie Jane fa parte non esisterebbe, o esisterebbe in forme molto diverse. Non è solo questo, però, quello che si percepisce in quest’opera, che è inevitabilmente influenzata anche da due delle più ingombranti presenze femminili della scena indie, PJ Harvey e Regina Spektor, non a caso una inglese e una radicalmente newyorkese. 

Non c’è che dire, è un lavoro molto interessante, ma, forse, Essie Jane darà il meglio di sè quando troverà un ponte fra l’intimismo sfrenato, quasi autistico, delle sue prime canzoni e la tensione verso le melodie e le armonie fin troppo cariche di idee, voci e strumenti che sono il punto debole di “The Inbetween”.

Francesca Stella Riva 

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