[Leggera] Francesco Renga – Orchestraevoce (2009)

 

L’immensità – Se Perdo Te (the Time Has Come) – Io Che Non Vivo Senza Te – L’ultima Occasione – Pugni Chiusi – Lei (She) – Un Amore Così Grande – La Voce Del Silenzio – Dio Come Ti Amo – Angelo – Uomo Senza Età – Non Si Può Morire Dentro – La Mente Torna – Uomo senza età (feat. Daniela Dessì) – Non si può morire dentro (feat. Marta Sanchez)

http://francescorenga.it/
http://www.universalmusic.it/

Il nuovo disco di Francesco Renga “Orchestraevoce” è un disco tutto italiano. Il messaggio che porta scritto nella musica, come nella presentazione all’interno del libretto, sembra chiaro: riportare in auge quella musica italiana degli anni 60 e 70, colonna sonora dell’infanzia di Renga, che ha saputo rendere il Belpaese famoso anche all’estero.

L’intento è pienamente raggiunto. Le canzoni qui presentate, tra le quali spiccano davvero alcuni dei più bei episodi della nostra discografia basti citare tra le altre: “L’immensità”, “Un amore così grande”, “Se perdo te”, “Io che non vivo senza te” e “Pugni chiusi” in omaggio a Demetrio Stratos (registrata da Renga proprio all’inizio di carriera con i Timoria), sono uno spaccato della nostra cultura musicale che è giusto ripercorrere. All’idea di base si sposa perfettamente il contenuto musicale di questo disco, la scelta di fondere insieme la splendida e potente voce di Francesco alle melodie dell’orchestra, risulta davvero vincente. Il lavoro di Celso Valli in questo senso è ottimo, la forma di canzone leggera è mantenuta e le protagoniste duettano insieme senza prevalere mai l’una sull’altra. C’è anche spazio nel finale per le due sanremesi “Angelo” e “Uomo senza età” rese ancora più epiche dall’innesto dell’orchestra.

Ad essere sincero la carriera solista di Renga, autore in passato di qualche episodio convincente (vedi “Tracce” ndr), negli ultimi tempi non mi aveva mai entusiasmato troppo. Abbandonati i lidi rock di quel “gioco chiamato Timoria” esprimevo dentro di me delle riserve sulla carriera del cantante bresciano. “Orchestraevoce” mi ha invece piacevolmente stupito perché dimostra coraggio e voglia di sperimentare che donano freschezza nuova all’intero lavoro e al suo autore. Ricredersi ogni tanto fa bene.

Renato Ferreri

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