[Pop] Magic Kids – Memphis (2010)



http://www.myspace.com/themagickids
http://www.matadorrecords.com/

Da che mondo è mondo, dopo ogni exploit musicale che si rispetti, salta sempre fuori una manciata di scopiazzatori di turno che sfruttano la ribalta di un tale genere o sound per accaparrarsi anche il più minuscolo e angusto posto al sole.  Potremmo parlare di loro in termini di rapaci affamati che si nutrono sulle spalle del genio di altri, ma non lo facciamo. Non lo facciamo perché di solito si tratta di emulatori dotati di un certo talento, che evidentemente prediligono sguazzare nelle rassicuranti acque del già sentito (e soprattutto del già approvato dalla critica) piuttosto che lanciarsi alla scoperta di nuovi mondi. Talenti destinati a morire assieme alla brama di un successo che non li investirà mai.

In questo caso, gli emulatori di turno sono i Magic Kids, eredi dei ben più noti e talentuosi The Drums e Vampire Weekend, eredi a loro volta (mah!) degli ancora più noti e talentuosi Beach Boys. Ma se su The Drums e Vampire Weekend aleggia ancora il dubbio che possano un giorno entrare nella hall of fame dei gruppi indie storici, sui Magic Kids possiamo invece stare certi che ciò non avverrà mai. In “Memphis”, loro album d´esordio, non si trova nessun elemento caratterizzante del sound della band, se non una spiccata propensione nel creare belle armonie di archi, troppo spesso però sopraffatte da cori, vocine infantili, campanellini, trillini e chi più ne ha, ne metta.

Per capirci meglio, i Magic Kids sono una sorta di The Drums  meno punk e più languidi, molto più languidi.

Il concetto di surf-pop di matrice adolescenziale viene portato all´estremo:  si respira l´aria delle spiagge californiane (ma dai!), dei primi balli di scuola, delle prime cotte e delle prime delusioni. Le atmosfere oscillano tra il romantico-nostalgico e l´allegro-esagitato, esattamente come l´umore dei teenager. Difficile che un album del genere possa esaltare l´animo di qualsiasi individuo al di sopra dei 21 anni.

A parte forse “Summer”, che si salva nel marasma di citazioni pop decisamente banali e sprizzanti ilarità, “Memphis” é l´apoteosi delle melodie stucchevoli e delle ridondanze sdolcinate. Ed è un vero peccato, perché i “bambini magici” non sarebbero poi male ripuliti da tutto quel ciancicare melenso.

Meno zucchero e più tormento, verrebbe da consigliare. Ma a quello ci hanno già pensato i The Drums.

Valentina Lonati

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