Music Attitude

[Soul] Amy Winehouse – Back To Black (2007)

 

Rehab – You Know I'm No Good – Me & Mr Jones – Just Friends – Back To Black – Love Is A Losing Game – Tears Dry On Their Own – Wake Up Alone – Some Unholy War – He Can Only Hold Her – Addicted

www.amywinehouse.co.uk
www.islandrecords.com

Sì, puzza di preconfezionato lontano chilometri.
 
Chissà se è solo un retaggio degli anni '80 chiedersi se della musica è fatta col cuore oppure se è studiata a tavolino, o se ha ancora un senso all'alba del nuovo millennio dove i confini si sfumano e le nicchie si fanno appetibili alla grande distribuzione. Soprattutto in un campo come il Soul dove l'interpretazione ha sempre avuto un ruolo fondamentale, e ancora di più le etichette e i produttori, tanto che si parla di Motown o di Stax per identificare un suono, piuttosto che dei musicisti. Su questa tradizione si innesta la famelica industra discografica inglese, sempre alla ricerca della nuova sensazione in tutti i generi. L'ultimo filone è quello delle teen agers che cantano soul con una voce da quarantenne di colore. Amy ha esordito diciannovenne con un gran seguito in patria, e ritorna 4 anni dopo con questo 'Back To Black', che fin dal titolo ammicca al passato afroamericano, e agli anni d'oro del Soul di cui sopra.

Rispetto alla brava bambina Joss Stone qui si gioca (pericolosamente) anche con i clichè della star dissoluta, con un amore dichiarato per alcool e droghe leggere che l'hanno portata sotto i riflettori nelle cronache; quindi scherza in apertura con 'Rehab', dicendo che lei in clinica non ci vuole andare (no, no, no) e che è a posto così, e poi si chiude con 'Addicted'…  Insomma anche qui lo zampino di qualche volpone delle charts anglosassoni sembra proprio non essere estraneo.

Però il volpone di cui sopra dimostra di saperne, sia perchè il talento vocale di Amy è cristallino, sia perchè i brani filano via lisci come l'olio, soprattutto quelli più smaccatamente Motown come i singoli 'Rehab' e 'You Know I'm No Good', o 'He Can Only Hold Her', in cui la spruzzata di di hip hop nelle basi aiuta a renderli moderni e appetibili al grande pubblico. I pezzi più lenti a volte segnano un po' il passo, ma quando punta sulla vitalità Amy riesce decisamente a fare breccia.

Insomma il disco si lascia ascoltare molto piacevolmente, lasciando ampio spazio all'ottima voce di Amy, con basi accattivanti e bei brani, per cui, ancora una volta, vale la pena di rilassarsi e godersi la musica senza troppi patemi e processi alle intenzioni.

S.R.

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