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The Vaccines Come Of Age

The Vaccines Come of Age

I The Vaccines sono un gruppo abituato a correre. Basti pensare che il loro esordio discografico risale a poco più di un anno e mezzo fa. In 18 mesi hanno sfornato due album, un numero discreto di singoli, qualche EP, hanno collezionato live in ogni angolo del pianeta e diversi premi. A sentir loro, non hanno una grossa difficoltà a comporre, nel 2011 dicono di aver scritto più di 150 canzoni un po’ ovunque e in qualsiasi situazione. Vogliamo aggiungere che in questi mesi il cantante, Justin Young, ha dovuto subire ben tre interventi alle corde vocali, operazioni che tra le altre cose hanno impedito alla band di esibirsi lo scorso settembre qui in Italia a Bologna insieme a Wombats, White Lies, Kasabian e Arctic Monkeys.
Questi sono i The Vaccines e questa è la loro musica, non ha troppi fronzoli, è diretta ed è veloce, ha poche pause e brucia tutte le tappe. La premessa necessaria è che questa immediatezza può piacere o non piacere a prescindere. Ci sono poi tutta una serie di considerazioni che si possono fare indipendentemente da quelli che sono i propri gusti personali, più o meno radicali.

Se nel loro debutto sono riusciti a prendere tutto il meglio di queste loro caratteristiche, l’impressione è che in questo secondo lavoro siano presenti invece i lati più negativi. In “Come Of Age”, le caratteristiche rimangono piuttosto immutate rispetto al primo disco e sempre ben aderenti ad uno stile oramai consolidato. La batteria non ferma quasi mai il suo incedere per tutti gli 11 pezzi, anche quando la velocità rallenta, la sezione ritmica non si siede ma rimane attenta a scandire bene i battiti. Le chitarre si dividono tra riff ben riusciti (Whish I was a Girl, All In Vein) e parti più schitarrate (No Hope). Le abilità ci sono e si sentono, la stessa produzione che è dovuta stare dietro ai ritmi frenetici della band di questi ultimi mesi è assolutamente buona. Quello che viene a mancare sono le canzoni. L’impressione dai primi ascolti è che gli 11 brani stentino a ritagliarsi un posto memorabile nei nostri ricordi ma che anzi scivolino via con troppa facilità. Un lavoro che lascia spazio a dubbi ma che non cancella in toto le aspettative per questo gruppo che, con più calma, potrà confezionare in futuro un’opera più compiuta.

Giuseppe Guidotti


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