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[Alternative/Nu Metal] Ill Niño – Dead New World (2010)



http://www.myspace.com/illnino
http://www.afm-records.de/

Buon ritorno per gli Ill Niño, che con “Dead New World” cercano di recuperare parte del seguito che negli ultimi anni avevano clamorosamente perso. E nel caso dei latinos del New Jersey è difficile stabilire quanto questo sia imputabile esclusivamente a loro e quanto a mere contingenze storiche. Certo l’abbandono dell’ottimo chitarrista Marc Rizzo, avvenuto dopo i primi due album, ovvero i loro lavori più caratteristici, notevole mediazione fra i tribalismi dei Sepultura/Soulfly, la schizofrenia dei System Of A Down e la pesantezza degli Slipknot, è stato un brutto colpo per la band, che si è sempre più indirizzata verso uno scialbo nu metal ultra melodico privo di nerbo e d’interesse, fino all’abulico “Enigma” di due anni orsono. Se però a questo si aggiunge il notevole affievolimento del movimento di cui il gruppo ha sempre fatto parte, allora gli si può pure concedere qualche attenuante.

Che non si poteva andare avanti così per molto i Nostri l’hanno sicuramente capito, e il nuovo album vuole rappresentare una riscoperta delle loro radici, nel tentativo di uscire dal pantano artistico e commerciale nel quale si trovano (trovavano?) invischiati. E allora con “Dead New World” si torna a picchiare duro, e riaffiorano persino certe influenze metalcore che facevano parte del DNA originario della band (non dimentichiamo che Dave Chavarri, prima di fondare gli Ill Niño, era batterista nei Pro – Pain). Molto pesante è, ad esempio, “Serve The Grave”, quasi alla Fear Factory nel suo inizio; e anche “Mi Revolucion” non scherza, tanto che sin dal titolo vuol richiamare il disco d’esordio, “Revolution Revolución” (2001). Le percussioni fornite da Daniel Couto e dallo stesso Chavarri svolgono, come sempre, un ruolo fondamentale, mentre le parti di chitarra anelano a ritrovare l’aggressività perduta, ma Ahrue Luster non è Rizzo e si sente. Sono comunque i brani più melodici a mostrar maggiormente la corda: “Bleed Like You”, nonostante la gagliardia iniziale, si perde scimmiottando i Linkin Park più scarichi, e non fa meglio la piatta e scontata “If You Were Me”, tentativo venuto male di orchestrare un ritornello a presa rapida. Inutile la cover degli Smashing Pumpkins “Bullet With Butterfly Wings”.

Nonostante molti difetti e strutture un po’ logore, in “Dead New World” riappare la grinta che aveva contraddistinto gli Ill Niño nei loro esordi, grazie anche alla convincente prova vocale di Cristian Machado. E per chi ha vissuto soprattutto di quella, non avendo mai avuto intuizioni davvero geniali, non è affatto poco. Non tutto è perduto, quindi, e questo disco potrebbe rappresentare l’inizio di una risalita per la band americana.

Stefano Masnaghetti

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