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[Black Metal] Dimmu Borgir – In Sorte Diaboli (2007)


The Serpentine Offering – The Chosen Legacy – The Conspiracy Unfolds – The Sacrilegious Scorn – The Fallen Arise – The Sinister Awakening – The Fundamental Alienation – The Invaluable Darkness – The Foreshadowing Furnace

http://www.dimmu-borgir.com
http://www.nuclearblast.de/

E si giunge a quota nove album per i Dimmu Burger, ormai realtà storica e di successo del metal estremo e non. Seguendo il percorso creato con Puritanical Euphoric Misanthropia (2001) e Death Cult Armageddon (2003), la band norvegese non aggiunge novità al suo sound  ma si limita a quello che è ormai il suo marchio di fabbrica…e lo fa ancora una volta spaccando il culo a tutti.

Il nuovo In Sorte Diaboli, sarà che è un concept, presenta il solito ensemble di black metal sinfonico questa volta in un disco più omogeneo, con qualche orchestrazione di meno e praticamente nessuna sperimentazione. Quasi un ritorno alle origini, vista anche la produzione abbastanza sporca e le loro recenti foto old-style da veri blacksters cativi.
Vengono a mancare quindi le grandiose parti di orchestra del precedente Death Cult Armageddon, ora spesso relegate al minimo indispensabile e presenti in maniera costante solo nella grandiosa opener e in ‘The Sinister Awakening’ (un po’ pacchiano il coro blasfemo, ma efficace). Meno articolato che in passato il lavoro delle chitarre, più lineare, ma comunque garanzia di puro headbanging e sempre all’assalto. Non ci sono divagazioni di sorta al loro sound, a parte la breve strumentale ‘The Fallen Arise’; ancora presente poi qualche clean vocal ad opera di Vortex.

L’attacco metallico dei sei questa volta e supportato dai tamburi del veterano Hellhammer (eddai, era scontato che prima o poi sarebbe passato anche di qua): il leggendario drummer si è inserito alla grande, manco a dirlo, offrendo una prova perfetta, dinamica e varia, facendosi amare in particolare in ‘The Chosen Legacy’, tra blast beat e una doppiacassa nel finale da infarto. Una prova da manuale la sua, che continua l’ottima tradizione dei precedenti batteristi Tjodalv e Nicholas Barker…non vediamo l’ora di vederlo dal vivo.
Un album buono e divertente in definitiva: nessuna sorpresa ma la conferma (come se ce ne fosse il bisogno) che i Dimmu sono maestri in quello che fanno. Al prossimo però si deve cambiare, sennò iniziamo a sbadigliare.
Per i collezionisti, da segnalare la presenza di tre bonus track diverse (The Ancestral Fever, The Heretic Hammer e la cover di Black Metal rispettivamente) a seconda della versione del disco (Europea, Americana, Giapponese).

M.B.

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