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[Black Metal] Infestus – Chroniken Des Ablebens

[Black Metal] Infestus – Chroniken Des Ablebens (2008)

Sterbend – Entering Eternal Oblivion – Manifesto Invidiae – Des Untergangs Untertan – Entfesselt / Der Todestrieb – Willinglessly Anticipating Death – Ready To Leave

Sito Ufficiale degli Infestus
Etichetta discografica

A guardare la copertina, e a leggere la bio, nella quale gli Infestus dichiarano di voler rendere omaggio alle tenebre eterne, alla perfezione delle foreste notturne e ad ogni sorta di depravazione mentale, si potrebbe esser tratti in inganno e pensare di aver a che fare con l’ennesima scopiazzatura dei primi Darkthrone. Niente di più sbagliato, perché il duo in questione si muove seguendo ben altre coordinate.

Prima di tutto i Nostri sono Tedeschi, e i loro principali riferimenti provengono proprio dalla madrepatria: a spiccare maggiormente è il nome dei Lunar Aurora, che, a giudicare dalle composizioni contenute in “Chroniken Des Ablebens”, risulta essere la fonte d’ispirazione primaria. Molto spesso, durante l’ascolto dell’album, mi sono tornati alla memoria capolavori come “Seelenfeuer” o “Ars Moriendi”. Ma in generale è tutto il black metal di scuola teutonica ad esser chiamato in causa, da Nargaroth ai Nocte Obducta: brani squadrati, ben strutturati nelle variazioni di riff e melodia, prevalentemente veloci ma non privi di stacchi acustici e rallentamenti asfissianti. Tutto come da manuale, scream compreso; ma la bravura degli Infestus risiede proprio nella capacità di utilizzare stereotipi spesso abusati e di lavorarci sopra, riuscendo a dare un minimo di personalità alle loro composizioni: durante i 43 minuti di durata del disco si notano, infatti, alcune soluzioni decisamente azzeccate, come certe sovrapposizioni tra la chitarra elettrica e quella acustica, ed una generale propensione a bilanciare sapientemente l’irruenza e la spigolosità tipiche del “true black metal” con un’inusitata attenzione per la melodia (e in questo è percepibile una certa influenza shininghiana).

A contribuire alla riuscita del disco va considerata anche la produzione. I suoni sono grezzi e le chitarre zanzarose, com’è d’uopo che sia per un prodotto di questo tipo, ma il lavoro dietro la console permette ad ogni strumento di rendere al meglio: a giovarsi di questo è soprattutto la batteria, piuttosto chiara e distinguibile, che dona a “Chroniken Des Ablebens” quel quid in più in grado di elevarlo al di sopra della media.

Ovviamente gli Infestus rimangono degli artigiani; non stiamo certo parlando di geni rivoluzionari ed innovatori. Ma sono degli ottimi artigiani, e di questo ne sono perfettamente consci: si attengono scrupolosamente ai canoni del genere, ma lo fanno con più classe di molti altri. Sono certo che questo loro secondo full length saprà farsi apprezzare non poco tra i più stretti estimatori del black tradizionale.

Stefano Masnaghetti

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