Music Attitude

[Black Metal] Naglfar – Harvest (2007)


Into The Black – Breathe Through Me – The Mirrors Of My Soul – Odium Generis Humani – The Darkest Road – Way Of The Rope – Plutonium Reveries – Feeding Moloch – Harvest

www.naglfar.net
www.centurymedia.com

Non che mi aspettassi molto dal nuovo Naglfar: il recente corso targato Century Media era stato abbondante dispensatore di delusioni su delusioni, due album scialbi come "Sheol" e "Pariah" (mai titolo fu più azzeccato…) mi avevano fatto pensare più volte che sarebbe stato meglio per loro, e per noi, se il sipario fosse calato definitivamente dopo "Diabolical".

Capirete bene, quindi, il mio stupore e la mia sorpresa nel constatare l'ottima qualità del qui presente "Harvest", che in soli tre quarti d'ora riesce a far dimenticare le brutte cadute di stile dei due predecessori. Non che ci siano novità eclatanti, ma per chi è rimasto folgorato dalla bellezza di "Vittra", uno dei capisaldi del black metal svedese, il nuovo disco rappresenta una salutare boccata d'aria fresca. Il ritorno alle sonorità che hanno reso celebri e venerati i Naglfar negli anni Novanta si rivela un successo, grazie all'incisività del riffing e alla convinzione con la quale il quintetto si cimenta in composizioni che, nei loro picchi, reggono benissimo il confronto con i vecchi classici di una decina d'anni fa: "Feeding Moloch" e "Plutonium Reveries", probabilmente le due canzoni più riuscite, non sfigurerebbero affatto all'interno del sopraccitato "Vittra", e il resto dei brani riesce comunque a coniugare più che egregiamente aggressione e melodia, seguendo la tipica tradizione di certo black melodico svedese, tradizione che proprio i Naglfar hanno contribuito ad edificare. Ogni tanto sì, qualche caduta di tono è riscontrabile, specie quando il ritmo rallenta e si cerca di percorrere sentieri che non sono mai stati nelle corde dei Nostri (velocità ed up – tempo sono sempre stati il loro pane quotidiano), ma si tratta di bazzecole rispetto alla tenuta complessiva dell'album.

Finalmente il disco che ti aspetti da una band del blasone e del valore dei Naglfar, dopo troppi passaggi a vuoto: graditissimo ritorno!

S.M.

 

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