[Black Metal] Saxorior – Völkerschlacht (2008)

1813 – Völkerschlacht – Executioner – Johann Siegmund Of Liebenau – Brave Helpers In Need – A Special Event On The Market Place – Sentenced To Death – The Saviour – The Swedish Army – The Last Battle Of A Great Warrior

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Da noi sono praticamente sconosciuti, ma in Germania i Saxorior (crasi di “Saxon Warrior”) possono vantare un esiguo ma fedele seguito. Questo ha permesso loro di costruire una lunga carriera (sono in giro dal 1994), e di pubblicare ben cinque dischi prima di questo “Völkerschlacht”: il quale mostra ampiamente pregi e difetti del quartetto teutonico.

Sbrigativamente etichettati quale band di black metal melodico, i Saxorior in realtà suonano un peculiare mix di black, epic e folk dalle chiare connotazioni battagliere: la batteria cerca di simulare il più possibile un tamburo di guerra, le tastiere imitano corni che chiamano alla pugna, mentre le armonizzazioni delle chitarre sottolineano cori camerateschi. I tempi sono quasi sempre veloci e concitati, raramente si riscontrano veri e propri rallentamenti, a parte alcuni piccoli intermezzi acustici nei quali la vena folk dei tedeschi emerge prepotentemente (A Special Event On The Market Place): ogni tanto qualche pausa tra una battaglia e l’altra è necessaria. Oltre a queste componenti, non sono da sottovalutare neppure alcuni echi thrash sia di derivazione germanica (la classica triade Sodom – Destruction – Kreator), sia di ascendenza americana: in “Johann Siegmund Of Liebenau”, ad esempio, la chitarra sfrigola in modo quasi slayeriano. D’altra parte ben due membri su quattro facevano parte dei Titan, piccolo gruppo thrash attivo negli anni Ottanta: questo retroterra è ben presente anche nei Saxorior.

“Völkerschlacht” colpisce nel segno quando riesce a ricreare il sapore ferrigno degli scontri all’arma bianca, la fatica e la paura che si respira nelle trincee, i bagliori delle mitragliatrici nel buio, l’odore del sangue. In questo senso brani come la title – track, “Executioner” o “The Swedish Army” sono da incorniciare, non hanno nulla da invidiare a pezzi composti da complessi altrettanto belligeranti ma più famosi.

Peccato però che i Saxorior siano incapaci di ampliare le proprie soluzioni stilistiche, rimanendo sempre ancorati al consueto sviluppo a climax ascendente della canzone, che sfocia inevitabilmente nel ritornello epico, trovando qui la sua ragion d’essere. Ma così facendo troppe song finiscono per assomigliare le une alle altre, e non basta aggiungere qualche coloritura acustica per dar respiro a un songwriting troppo poco fantasioso: “Völkerschlacht” finisce quindi per venire a noia, nonostante contenga buoni spunti e sia solidamente concepito. Credo proprio che questa scarsa fantasia rappresenti il maggior limite dei Nostri, quello che ha sempre impedito loro di varcare i patri confini e d’imporsi internazionalmente, nonostante una buona preparazione tecnica e un’esperienza più che ventennale. In ogni caso, voi dategli una possibilità: potreste rimanerne sorpresi.

Stefano Masnaghetti

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