[Black Metal/Avantgarde] Pensées Nocturnes – Grotesque (2010)


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Pensées Nocturnes è una one man band francese, qui al secondo disco, il quale giunge ad un solo anno di distanza dal debutto, “Vacuum”. È Vaerohn il factotum del progetto, attivo anche in qualità di chitarrista nei Valhôll, minuscola band di pagan black metal. Ma il meglio il musicista transalpino lo esprime attraverso la sua attività solistica.

Basterebbero nome della band e titolo del disco a descrivere perfettamente il tipo di musica che Vaerohn compone. Qualcosa di realmente notturno e grottesco, fortemente legato alla cultura della sua madrepatria, nonostante il suono sia comunque multiforme e si nutra di spunti fra i più disparati. Descriverlo è piuttosto arduo. Fondamentalmente si ha a che fare con un black metal ‘sperimentale’ che molto deve ad act norvegesi come Ved Buens Ende e Fleurety, specialmente in alcuni spunti chitarristici; a questa prima componente, però, si unisce un forte retrogusto ‘depressive’, che emerge in special modo quando la velocità si abbassa e prendono forma i deliri più sconnessi di Vaerohn (da sottolineare la sua abilità nello scream, sferzante e acido). È in questi frangenti che subentrano le partiture ‘neoclassiche’ di cui gli otto pezzi che compongono l’album sono pregni; si tratta di orchestrazioni molto ben fatte, con gran dispiego di archi e pianoforte (in “Thokk” appare persino un organo a canne), le quali si situano in una dimensione in bilico fra Arcturus e Devil Doll. Gli influssi di quest’ultimo si notano soprattutto nell’uso della fisarmonica (cfr. “Monosis”), strumento che sortisce anche l’effetto di legare ancor più profondamente Pensées Nocturnes alla tradizione musicale francese. Il momento storico che il compositore predilige per sviluppare le sue fantasie sinfoniche è sicuramente quello che va dal primo Romanticismo fino agli inizi del Novecento, dalle cui avanguardie prende spunto per inserire dissonanze che accentuano il carattere allucinato e morboso dell’opera.

Par di vederlo, Vaerohn, immerso nella luce opaca di un caffè parigino di fine Ottocento, intento a stordirsi d’assenzio e a sognare incubi grotteschi. Roba che il 90% delle volte farebbe ridere, ma lui riesce ad essere quasi credibile, grazie a un’abilità nel tessere atmosfere sentitamente torbide e decadenti che in pochi hanno così sviluppata. Il limite maggiore del disco è un eccesso di caos che lo rende sin troppo confuso in molte sue parti, tuttavia “Grotesque” è caldamente consigliato a tutti quelli che ricercano originalità e personalità nella musica, qualità che Pensées Nocturnes possiede in abbondanza. E il prossimo lavoro potrebbe essere pure meglio. Che stia nascendo un nuovo astro del black metal d’avanguardia?

Stefano Masnaghetti

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