[Black Metal] Necromantia – The Sound Of Lucifer…

The Sound Of Lucifer Storming Heaven – Order Of The Black Sphinx – For The Elder Magi: I Eibon: The Necromancer – Architecture Of Exquisite Madness – Knights Of The Black And White Eagle – The Invisible Empire – Hellseher – Les Litanies De Satan: Act II: From Hell

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Rattrista constatare l’inarrestabile involuzione creativa che ha colpito i Necromantia, band storica che nei primi anni Novanta, insieme a Rotting Christ e a pochi altri, ha imposto la scena black greca quale valida alternativa alla più famosa scuola norvegese. Già il precedente album, “IV: Malice”, si era dimostrato non all’altezza dei loro primi lavori. “The Sound Of Lucifer Storming Heaven” conferma i cattivi presagi, riuscendo addirittura a risultare peggiore del suo predecessore.

Innanzitutto, il disco nasce azzoppato da una produzione confusa e pressappochista, che penalizza soprattutto le parti di batteria, rendendole ancor più meccaniche e scontate di quanto già non siano. Penalizzato è anche il basso a 8 corde di Baron Blood, da sempre vanto e tratto distintivo dei Necromantia: ricordiamo, infatti, che fin dagli esordi il gruppo lo utilizza quale sostituto della consueta sei corde, ottenendo così un suono grave e tenebroso, particolare e affascinante; purtroppo anche questo pare che sia destinato ad essere solo un ricordo del passato, dato che nelle 8 tracce che compongono l’album non sono presenti né riff né assoli degni di nota da parte di questo strumento.
Arriviamo così a parlare della qualità in sé e per sé di “The Sound Of Lucifer Storming Heaven”, ed anche sotto questo aspetto la situazione pare disperante: sono proprio le composizioni a risultare largamente insufficienti, prive di soluzioni originali o, perlomeno, interessanti. Le ritmiche sono scontate, alternando rallentamenti ed accelerazioni in modo schematico e prevedibile, mentre le tastiere imbastiscono aperture sinfoniche insipide e stantie (oltre ad una brutta citazione de “La cavalcata delle valchirie”, udibile nella title – track). Infatti, il difetto maggiore del platter, quello che lo affossa definitivamente, è costituito dalla totale sparizione delle soluzioni più caratteristiche e sperimentali che avevano fatto grandi dischi come “Crossing The Fiery Path” e “Scarlet Evil, Witching Black”: sto parlando delle contaminazioni con certo folk mediterraneo, attuate grazie all’uso di flauti e percussioni, oltre al tocco caldo ed insolito donato dal sassofono di Yiannis ai pezzi di maggior fascino. Tutto questo è scomparso, lasciando il posto ad un black sinfonico come tanti.

Forse qualcosa da salvare c’è; ad esempio, alcune atmosfere eteree di “Knights Of The Black And White Eagle”, oppure l’uso del synth in “Les Litanies De Satan – Act II – From Hell”. Troppo poco, comunque, per giustificare un’attesa di sette anni (tanti ne sono passati dal precedente full – length) e per risollevare le sorti di un’opera stanca e dozzinale. Non vorrei essere troppo pessimista, ma sembra proprio che la creatività di Magus Daoloth e di Baron Blood si sia eclissata definitivamente.

Stefano Masnaghetti

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