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[Epic Metal] Virgin Steele – Visions Of Eden (2006)

Immortal I Stand (The Birth Of Adam) – Adorned With The Rising Cobra – The Ineffable Flame – Black Light On Black – Bonedust – Angel Of Death – God Above God – The Hidden God – Childslayer – When Dusk Fell – Visions Of Eden

http://www.virgin-steele.com
http://www.sanctuaryrecords.com/

E’ passato un po’ di tempo dall’ultima volta che abbiamo sentito i Virgin Steele. Dopo l’ottimo House Of Atreus (2000), la partecipazione alla metal opera Avantasia e le raccolte Hymns To Victory e The Book Of Burning, ci è voluto un lustro per ascoltare materiale nuovo dalla band di epic metal più melodica e raffinata di sempre. Il cantante e pianista David DeFeis ci ha messo parecchia anima nel costruire questa nuova opera, una tragedia tra Adamo, il Creatore e compagnia di demoni. Alla fine il risultato non deluderà di sicuro i fans, ma è solamente discreto. Da una parte è apprezzabile lo sforzo nel creare un’opera, dall’altro il tutto è un po’ troppo prolisso e…fumoso. Infatti, più che un vulcano di idee, questo nuovo progetto sembra un po’ troppo brodo allungato: non è solo una questione di durata delle canzoni (comunque elevata) ma piuttosto il ripetersi continuo della stessa struttura, passaggi vicini all’autoplagio e la scelta discutibile di avere un’apertura con tre brani molto simili con doppiacassa a manetta e una parte centrale, cioè ‘Angel Of Death’ e ‘God Above God’, davvero un po’ troppo rilassata. A livello tecnico la band si è spostata ben poco dal suo stile classico. DeFeis è l’ovvio protagonista con le sue orchestrazioni, il suo pianoforte, questa volta davvero in primo piano, e la sua voce unica tanto ruvida quanto dolce. C’è da dire che l’ugola non è certo più quella di ‘Guardians Of The Flame’ e tende un po’ troppo a puntare sullo stile ‘sussurrato’, anche se il carisma rimane quello. Le chitarre sono ancora più in secondo piano rispetto al solito, buoni però un paio di assoli super-anni-80 come in ‘God Above God’ e ‘When Dusk Fell’. Insomma, il sound della band è sostanzialmente intatto, anche se avrebbe fatto certo piacere una progressione nella ricercatezza dei suoni: la batteria e le orchestrazioni hanno sempre un suono fintissimo (videogiochi come Warcraft II 10 anni fa erano già più avanti), la chitarra ritmica è solo un sottofondo sbiadito e la voce di DeFeis negli acuti è sempre effettata un po’ troppo alla buona; acuti che a volte al posto del ‘uuuuuuhh’ marchio di fabbrica sembrano il verso dei gabbiani. Va beh. Si poteva osare molto di più, ma gli vogliamo bene lo stesso.

M.B.

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