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[Gothic Metal] Theatre Of Tragedy – Forever…

[Gothic Metal] Theatre Of Tragedy – Forever Is The World (2009) 

 

Hide And Seek – A Nine Days Wonder – Revolution – Transition – Hollow – Astray – Frozen – Illusions – Deadland – Forever Is The World

www.theatreoftragedy.com
www.afm-records.de

Pochi gruppi come i Theatre Of Tragedy sono stati in grado di cambiare la storia del metal in modo così radicale. Tra i primi a ipotizzare la possibile convivenza di un classico growl death oriented con più o meno ‘celestiali’ voci femminili, i norvegesi sono stati seguiti in quest’intuizione da una pletora di band a volte interessanti, altre decisamente mediocri. In ogni caso, gusti personali a parte, il gothic metal comunemente inteso è quello che si è sviluppato sulla scia di dischi quali “Velvet Darkness They Fear” e “Aégis”, per non parlare degli effetti collaterali che l’idea di base è riuscita a propagare nel mondo della musica ‘dura’: senza i Theatre Of Tragedy, non solo i Lacuna Coil non sarebbero mai esistiti (decidete voi se questo sia un bene o un male), ma non sarebbe neppure pensabile il successo che molte donne sono riuscite ad ottenere in un genere musicale tradizionalmente refrattario al fascino del gentil sesso (inteso in ambito strettamente musicale, ovviamente). In passato Doro e le Girlschool erano l’eccezione, oggi Tarja è la regola. Gran parte del merito, o, se volete, della colpa, è imputabile a quanto fatto da Liv Kristine a metà anni Novanta. In ogni caso, è difficile negare del tutto il fascino che 15 anni fa poteva suscitare una formula sonora così bizzarra e, per i tempi, del tutto inusuale.

Oggi no però. Oggi questo “Forever Is The World” suona terribilmente datato, sciapo, prevedibile. Persino più scontato del precedente “Storm”, che almeno aveva avuto il merito di introdurre nuove soluzioni, con un uso massiccio dell’elettronica e una fruibilità quasi ‘pop’ delle composizioni. Un esperimento riuscito malino, questo è vero, ma almeno ci avevano provato. “Forever Is The World” fa decisamente peggio: il growl è sempre meno presente, la voce di Nell Sigland sempre più assillante – non che canti male, anzi, ma i cliché dei quali è portavoce sono sempre più irritanti – e le canzoni un’unica, ininterrotta teoria di movenze e luoghi comuni ‘gotici’ dei quali avremmo volentieri fatto a meno. E sì che “Hide And Seek”, la traccia d’apertura, pur nel suo calligrafismo assoluto (tale e quale a centinaia di brani usciti verso la fine del decennio scorso), è tuttavia godibile e ben strutturata. Peccato che subito dopo, a partire dalla seconda traccia e sino alla fine dell’album, si presenti l’assoluto buio creativo. Non un brano incisivo, riconoscibile, degno di esser riascoltato più volte. Solo le consuete chitarre ‘dure e metalliche’, i consueti inserti ‘classici’ di piano e archi, i consueti ‘gorgheggi’ da soprano di Nell, i consueti tempi medi, malinconici e ‘decadenti’. Tutta roba sentita troppo spesso ma, soprattutto, rifatta banalmente in modalità “pilota automatico”, senza grinta e con parecchia sufficienza. Troppo poco per un gruppo della loro importanza. Sconsigliato persino agli stessi fan, che farebbero meglio a riascoltarsi per l’ennesima volta i vecchi dischi con Liv Kristine. Album come “Forever Is The World” rischiano di far passare dalla parte della ragione quelli che vedono come fumo negli occhi le presenze femminili nel mondo del metal.

Stefano Masnaghetti

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