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[Grindcore] Cripple Bastards – Variante Alla …

[Grindcore] Cripple Bastards – Variante Alla Morte (2008)
 
Faccia Da Contenitore – Variante Alla Morte – Pedinati – Allergie Da Contatto – Insofferenza – Lo Sfregio E Le Sue Ombre – Inverno Nel Ghetto – Spirito Di Ritorsione – L’Uomo Dietro Al Vetro Opaco – Sorriso Decubitale – Stimolo Chimico – Cedimento Strutturale – Sangue Chiama – Implacabile Verso Il suo Buio – Stupro E Addio – Confessionale In Bianco E Nero – Marchio Catastale – Gli Anni Che Non Ritornano – Karma Del Riscatto – Regredito A Che Punto – Falsificato Ideale – Sottoposti Al Taglio – Conquista Dell’Isolamento – Auto-Azzeramento

Sito ufficiale della band
Etichetta discografica

Bello, veramente bello questo ritorno dei Cripple Bastards, alla prova del quarto full-length in carriera. Variante Alla Morte si piazza fra i primissimi posti delle uscite grindcore dell’anno, grazie a una qualità media dei brani e una cura generale, che difficilmente si riscontrano nel metallo estremo del bel paese.

Una mazzata che propone un grind di pregevole fattura, in cui i piemontesi mettono in luce una padronanza del songwriting ormai praticamente assoluta: alle brevissime e consuete tracce devastanti di pochi secondi, i Cripple Bastards contrappongono una serie di canzoni complesse, sviluppate su continui cambi di tempo, con variazioni di umore continue, accelerando e abbassando i ritmi in modo funzionale e intelligente, senza perdere quella vena crust e quella patina di “grezzume” che dona ancor più gusto alle composizioni.

Infatti la buonissima produzione affidata a Fredrik Nordström (At The Gates, Dark Tranquillity, Opeth… scusate se è poco), non intacca il tocco tipico dei nostri, anzi permette di sviluppare tutta la loro violenza con una precisione ammirevole, con gli strumenti ben distinguibili, in un suono definito, ma abrasivo al punto giusto. Ventiquattro tracce da buttar giù tutte d’un fiato, e da cui si fa fatica a estrapolarne qualche esempio. Sappiate solo che di qualità ce n’è tanta, varietà in quantità ancora maggiore, con anche qualche gradita sorpresa, lungo una tracklist che presenta il meglio della vecchia e della nuova scuola del grind, rielaborate secondo il gusto di musicisti ormai esperti e maturi.

Un disco da non perdere, un vanto per tutta la scena italiana, in grado (come in questo caso) di competere a testa alta con le produzioni straniere.

Stefano Risso

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