[Hardcore] Converge – Axe To Fall (2009)

Converge Axe to Fall

 

[Hardcore] Converge – Axe to fall (2009)

Dark Horse – Reap What You Sow – Axe To Fall – Effigy – Worms Will Feed – Wishing Well – Damages – Losing Battle – Dead Beat – Cutter – Slave Driver – Cruel Bloom – Wretched World

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I Converge hanno dato così tanto alla musica che, se dovessero decidere di sciogliersi domani, nessuno avrebbe nulla da recriminare. Una discografia praticamente perfetta, con due gemme assolute come “Jane Doe” e il più recente “No heroes”, release che farebbero invidia a tutte le band hardcore nate dalla seconda metà degli anni Novanta ad oggi, e delle performance live incendiarie. Ogni ritorno del combo proveniente da Salem (Massachusetts) è da accogliere con una gran festa: i Converge sono sinonimo di qualità sopra la media, suoni spaventosi e tanti calci in culo.

Anche se l’impressione è che la band non abbia dato il 100% su questo lavoro, siamo comunque di fronte ad un album di altissimo livello, che continua la tradizione di alta qualità e dedizione alla causa portata avanti in una carriera che il prossimo anno toccherà i vent’anni. Una produzione spaventosa, curata come sempre dal chitarrista Kurt Ballou, e una lista infinita di ospiti, unita all’esplosiva miscela di hardcore e metal, sono gli ingredienti che rendono questo “Axe to fall” un disco che difficilmente passerà inosservato tra i fan del lato più moderno ed estremo dell’hardcore. A conferma della classe di livello superiore, i Converge piazzano a fine disco un’accoppiata soft, “Cruel bloom” e “Wretched world”, brani di altissimo livello che spiazzano l’ascoltatore, vista la totale diversità rispetto al resto del disco, che al contrario non tradisce il tipico Converge sound.

Con un ascolto sommario e disattento di “Axe to fall” emerge quello che è da sempre, tra gli ascoltatori “casual” della band, il difetto principale dei Converge: una certa ripetitività e dei passaggi molto simili tra loro. Per gli altri, una ricchezza di sfumature come ben pochi act sanno fare, una serie di brani di livello spaventoso e la consapevolezza di essere di fronte ad un lavoro che, pur suonato da una band con il freno “tirato”, risulta comunque un buon disco.

Nicola Lucchetta 

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