[Hardcore] Hatebreed – Hatebreed (2009)

 

Become The Fuse – Not My Master – Between Hell And A Heartbeat – In Ashes They Shall Reap – Hands Of A Dying Man – Everyone Bleeds Now – No Halos For The Heartless – Through The Thorns – Every Lasting Scar – As Damaged As Me – Words Became Untruth – Undiminished
Merciless Tide – Pollution Of The Soul

http://www.hatebreed.com/
http://www.roadrunnerrecords.it/

Gli Hatebreed sono una band che, dal punto di vista artistico, è morta e sepolta già dal secondo disco: autori di “Satisfaction is the death of desire”, uno dei classici del NYC Hardcore anni Novanta, la band di Jamey Jasta con “Perseverance” ha di fatto forgiato in maniera definitiva quello che sarà il suo sound da qui in avanti. Non importa che la produzione sia più pulita, più potente, più acerba o quant’altro: il perfetto mix di hardcore e metal del gruppo del Connecticut non si è schiodato di un millimetro dal 2002 in avanti, pur presentando negli anni successivi tre (più un disco di cover) lavori perfettamente confezionati e di qualità. Il grosso pregio degli Hatebreed, e il fatto che li ha resi un’istituzione tra i kidz, è solo uno: la capacità di mettere l’interruttore dei freni inibitori dei loro fan su “off” e, con i loro live, renderli una mandria di bufali pronti al massacro, al “Destroy everything”.

Se non si fosse capito dalla lunga introduzione, questo self titled non aggiunge e toglie nulla agli Hatebreed, che ormai si possono cullare in una posizione di indiscutibile inattaccabilità. Non fidatevi di chi parla di crisi di identità, di evoluzione o di nuova rinascita dei nostri: Jamey Jasta e soci han capito bene che la politica del “minima spesa, massima resa” in un genere chiuso ermeticamente come l’hardcore paga moltissimo, perché è più facile attrarre l’interesse dei metallari piuttosto di fare un’evoluzione di “rottura” verso il metal, mantenendo fedeli i fan di vecchia data. Un album di inediti (anticipato da un dvd live spettacolare e dal già citato disco di cover, piuttosto inutile) che, analizzato con freddezza chirurgica, si presenta leggermente sottotono rispetto al precedente “Supremacy”, anche se in tracklist troviamo dei brani notevoli, come la opener “Become the fuse” (e qui gli Hatebreed non sbagliano un opener manco a morire), “Everyone is bleeding now” e “Through the thorns”, ma anche brani imbarazzanti come ad esempio “No Halos For The Heartless”, uno dei rari casi di qualità infima nella discografia di questa band.

Chi si aspettava un’evoluzione da questa omonima release si troverà di fronte ad un disco che non offre nulla di nuovo, ma indiscutibile dal punto di vista della qualità; chi invece si aspettava “il solito”, anche questa volta troverà pane per i suoi denti. Alla fine della fiera i vincitori sono sempre loro: gli Hatebreed.

Nicola Lucchetta

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