[Heavy Metal] Circle II Circle – Consequence Of Power (2010)



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Quinto album per i Circle II Circle, la band che Zachary Stevens mise in piedi nel 2001, dopo la sua fuoriuscita dai Savatage. E purtroppo bisogna notare subito quanto il songwriting dei Nostri sia venuto ‘normalizzandosi’ nel corso degli anni, dopo le più che ottime premesse avutesi con i primi tre dischi, uno dei quali, “Burden Of Truth” (2006), davvero rimarchevole. 

Laddove tali lavori si segnalavano per un’interessante libertà compositiva, che partendo dal tipico stile Savatage s’imponeva grazie a frequenti sconfinamenti in campo hard rock, non precludendosi nulla in fatto di invenzione e fantasia di scrittura, le più recenti pubblicazioni del quartetto statunitense mostrano invece di prediligere un più robusto heavy metal, che tuttavia si rivela anche molto più monocorde e prevedibile.

Non fa eccezione “Consequence Of Power”, che segue a ruota quanto realizzato nel precedente “Delusions Of Grandeur” (2008), risultandone sì un miglioramento, specie sotto l’aspetto della nettezza d’atmosfere, ma rimarcando ulteriormente una latente crisi creativa che spinge i Circle II Circle ad utilizzare sino allo sfinimento i consueti moduli espressivi. Siamo quindi di fonte a un discreto album di heavy metal fortemente debitore nei confronti dell’US power degli anni Ottanta, spesso vicino a certe suggestioni doom metal provenienti dai secondi Black Sabbath (era Dio e oltre), udibili soprattutto nei molti mid – tempo che infarciscono l’opera. Zak, ovviamente, canta bene, risultando spesso teatrale ed enfatico nelle sue declamazioni robuste e corpose, ma risultando anch’egli schiavo di un’opacità ideativa che relega i dieci brani presenti su “Consequence Of Power” in un limbo nel quale è spesso la banalità a prendere il sopravvento. Inutile citarne alcuni in particolare, essendo tutti troppo simili l’uno all’altro. Più interessante notare le durate delle singole tracce: si va dai 4 minuti e 9 secondi della più breve (Out Of Nowhere) ai 5 minuti e 29 secondi della più lunga (Redemption); e ben 8 su 10 sono comprese in un lasso di appena 27 secondi di differenza di durata! Tale straordinaria omogeneità ‘temporale’ si riflette esattamente nella varietà compositiva, piuttosto deficitaria e assolutamente insufficiente a costituire un LP che possa durare nel tempo.

In breve, una release di routine per Stevens e compagni, formalmente ben fatta ma che offre poco agli stessi fan del progetto, e quasi nulla a chi non ha i Circle II Circle fra le proprie priorità. Urge una pausa di riflessione.

Stefano Masnaghetti

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