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[Industrial Metal] Ohgr – D.I.M.D. (2008)

Shhh – Eyecandy – Three – Feelin’ Chicken – Pepper – D.Angel – Psychoreal – Whitevan – Timebomb – Smogharp – Witness

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Ohgr è la sigla dietro la quale si cela nientemeno che Nivek Ogre (al secolo Kevin Ogilvie), storico leader degli Skinny Puppy, formazione Canadese che negli anni Ottanta rivoluzionò il concetto stesso di musica industriale, fungendo da anello di congiunzione tra i pionieri Inglesi (Throbbing Gristle, Cabaret Voltaire, Clock DVA) e le nuove leve d’oltreoceano (Ministry, Nine Inch Nails). Roba grossa, insomma.

Questo è il secondo disco per gli Ohgr: nel 2001 era uscito “Welt”, in cui era già presente Mark Walk (negli Skinny Puppy a partire dagli anni Novanta) a coadiuvare Ogre dietro le tastiere. D.I.M.D. (acronimo di “Devils In My Details”) ripropone il medesimo tandem compositivo. L’album, in sé, non è malaccio: recupera parecchi aspetti dello scibile electro – industrial, dai battiti della techno all’immaginario neo gotico. C’è il pezzo a là Ministry (Shhh) e ci sono i ritmi post tribali tipici della band madre (Three), più qualche stramberia assortita, vedi il cabaret post atomico di “Feelin’ Chicken” e la filastrocca sintetica di “Timebomb” (probabilmente l’episodio più originale di tutto quanto D.I.M.D.). Non manca neppure l’impennata epica finale, rappresentata dalla reznoriana “Witness”. Di sicuro quest’ultimo punto non depone a favore di Ogre, perché ispirarsi a qualcuno che a sua volta si è ispirato a te denota un problema creativo da non sottovalutare.

Il problema del disco è proprio questo: il musicista nordamericano si muove in un ambito musicale che conosce perfettamente, ma neppure la sua enorme esperienza riesce a mascherare i pesanti anacronismi di fondo che impediscono all’opera di distinguersi fra le mille emissioni discografiche di questi ultimi anni. Potrebbe essere uscito nel 1993, e non ci sarebbe stata nessuna differenza: vocals filtrate e distorte, campionamenti a go – go, atmosfere disturbanti e opprimenti…persino la produzione corrisponde a quella in voga nella decade scorsa. Ascoltandolo con attenzione si rilevano pure tracce di Front Line Assembly, band nata, non a caso, da una costola degli Skinny Puppy.

Un altro aspetto che desta non poche perplessità, per lo meno al sottoscritto, è la motivazione che dovrebbe stare dietro a un progetto parallelo come questo: per quale ragione un artista sente il bisogno di registrare un album per conto proprio, se poi la musica contenuta in esso è, grossomodo, la stessa che propone con la formazione originaria? Tra l’altro, penalizzata dagli stessi difetti riscontrabili nelle ultime fatiche targate Skinny Puppy. Credo che non riuscirò mai a capirlo.

Mie fisime a parte, quello che conta è che D.I.M.D., molto probabilmente, si rivelerà quale tipico prodotto effimero, per non dire “usa e getta”: gradevole per i primi tre, quattro ascolti, ma ineluttabilmente destinato ad esser dimenticato nel giro di pochi mesi.

Stefano Masnaghetti

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