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[Industrial Metal] Rob Zombie – Educated Horses (2006)

Sawdust In The Blood – American Witch – Foxy Foxy – 17 Year Locust – The Scorpion Sleeps – 100 Ways – Let It All Bleed Out – Death For It All – Ride – The Devil’s Rejects – The Lords Of Salem

http://www.robzombie.com
http://www.geffen.com

Dopo tanta attesa, il nuovo album di Rob Zombie delude un po’. Non è malissimo, ma è piuttosto loffio, e forse per questo difficile da digerire. Oppure è solo il cambio di direzione che lascia spiazzati. E’ passata ormai un’eternità dall’uscita del primo e mitico Hellbilly Deluxe (1998), e in tutti questi anni il buon Rob è riuscito a imporsi come celebrità di culto nel mondo artistico americano. Tra tutti i vari progetti come musicista, sceneggiatore, regista (non male l’ultimo e molto pulp The Devil’s Rejects – da noi La Casa del Diavolo) etc. etc il nostro zombie ex-rasta ha forse divagato un po’ troppo e ha perso la scintilla a livello musicale. Abbandonate quasi completamente le influenze industrial e i mille effetti elettronici, Rob continua la transizione verso il rock più ‘normale’ che già aveva iniziato con il precedente The Sinister Urge (2001) e con i vari brani che ha disseminato in colonne sonore e raccolte in questi anni. Non si tratta però di un ritorno alle sonorità dei vecchi White Zombie, in quanto al groove e alla malvagità del suo precedente gruppo sostituisce uno stile personalissimo con influenze retro, metal classico e southern rock. Se ‘American Witch’ e ‘Let It All Bleed Out’, i brani più vicini alle vecchie produzioni, deludono un po’ nella loro scontatezza (e dispiace che siano solo questi gli episodi più tirati dell’album), convincono molto di più ‘Foxy Foxy’ e ‘The Scorpion Sleeps’ con il loro gusto retro e l’atmosfera quasi sexy (per quanto sex appeal possa trasmettervi Rob Zombie). Il resto purtroppo stenta a decollare, principalmente per le basse velocità a cui girano i pezzi. Tra il metal rallentato di ’17 Year Locust’ e le influenze più southern di ‘Death For It All’ e ‘The Devil’s Rejects’ manca proprio quella scintilla di energia che dovrebbe tenere alta l’attenzione. In definitiva non si ha certo l’impressione che Rob abbia lavorato con la mano sinistra: l’album suona alla grande, è curatissimo e pieno di particolari…però il nuovo Rob ci fa venire la nostalgia del vecchio e pazzo signore Voodoo dell’industrial groove.

M.B.

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