[Industrial Metal/Synth Rock] Deathstars – Termination Bliss (2006)

Tongues – Blitzkrieg – Motherzone – Cyanide – Greatest Fight On Earth – Play God – Trinity Fields – The Last Ammunition – Virtue To Vice – Death In Vogue – Termination Bliss

http://www.deathstars.net
http://www.nuclearblast.de

Gli svedesi sono tornati, fugando i dubbi di quelli che pensavano che il precedente Synthetic Generation (2003) fosse solo robetta di passaggio. Sulla carta, il genere da loro suonato provoca di solito due tipi di reazioni: ci sono quelli che si vestono tutti dark e corrono nei locali dark a ballare la musica dark e quelli che si mettono le mani nei capelli immaginando il solito clone sfigato di Rammstein e Marilyn Manson. Eppure i Deathstars, nella loro fondamentale ingenuità (in certe canzoni l’utilizzo smodato della parola ‘dark’ sarebbe da multare), riescono ad avere un grande senso compiuto e la giusta dose di influenze musicali che li fa stare sopra una marea di progetti electrometal davvero da dimenticare come i The Kovenant e simili. Infatti, pur offrendo un disco compatto e omogeneo, ci sono molte sfaccettature che alzano il livello generale del lavoro. Una figata, insomma.

Le influenze principali del gruppo sono i Rammstein, la darkwave anni ’80 e i Dimmu Borgir (con una spruzzatina di Manson giusto nel look). I riff di chitarra sono indubbiamente presi dalla band tedesca, anche se è il ‘plagio’ rimane lontano grazie ad un certo sentimento di fondo per il metal classico…pure il cantante usa la voce baritonale senza sembrare troppo l’amato Lindemann: un pezzo significativo a riguardo è ‘Blitzkrieg’, giusta ispirazione ma senza esagerare. Dai Dimmu (e dal black metal sinfonico in generale) la band prende il lato orchestrale degli inserti elettronici, certi effetti sulla voce e il cantato pulito di molti frangenti (sì, il cantato pulito, non sono impazzito, provare a sentire per credere l’opener). Le influenze della darkwave anni ’80 danno infine quel gusto particolare e quella marcia in più che mi hanno fatto tanto piacere il disco. Da questi anni migliori arriva il resto dell’elettronica, come gli effetti più ‘space’ (sentire a riguardo ‘Motherzone’), e molti aspetti del cantato riportano alla mente band come Fields Of The Nephilim e Sisters Of Mercy, come in ‘Cyanide’, in assoluto il miglior pezzo dell’album.

Alla fine quindi un disco veloce, fresco, molto godibile e con un paio di pezzi (‘Cyanide’ e ‘Play God’ su tutte) che rimarranno nei best of dei locali metal per molto tempo. Una band che potrebbe maturare tantissimo e che riesce ad avere molto gusto pur senza inventare nulla di nuovo.

M.B.

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