[Metal] Year in review (2007)


Forse per la prima volta a questo giro siamo riusciti per davvero a decidere mese dopo mese cosa meritava la rece singola e cosa no. Presuntuosi come sempre chiaramente, ci prendiamo la libertà di sintetizzarvi cosa è rimasto fuori dalle nostre preziose penne virtuali. Have fun.

 

Therion – Gothic Kabbalah: chi li conosce sa bene che ogni uscita è abbastanza diversa dalle altre. Anche a questo giro funziona così, gran disco se riuscite ad arrivare in fondo, in alcuni punti si rischia la catalessi, ma nel complesso è un 7 pieno. Bravi e coraggiosi.
Grave Digger – Liberty Or Death: sì insomma la sbobba è sempre quella, buona per I defenders, decente per chi non li conosce, trascurabile per chi li conosce e non li adora. Coriacei e mai domi, fanno comunque parte della storia del genere.
Harem Scarem – Human Nature: se vi piace l’aor o il rock melodico, andate sul sicuro con questo platter. I ragazzi oramai sono una garanzia in questo campo.
Tristania – Illumination: a noi il gothic ha davvero rotto i maroni. Non ce ne vogliano gli appassionati ma se i dischi devono essere tutti uguali, per lo meno metteteci qualche pezzo bello e non banale come quelli che sono presenti su questo album.
After Forever – S/T: ecco anche il symphonic gothic c’ha rotto i maroni. In realtà tante cose c’han rotto i maroni, anche le fiche che cantano sto genere qua in un certo senso c’han rotto i maroni. Se devo farmi i pippotti mi guardo i porno, non devo sorbirmi uno pseudo metal melenso solo perché c’è la gnocca di turno che canta. Cristina ha fatto scuola ma anche basta oramai…il disco? Due maroni…
Dew-scented – Incinerate: gruppo che in sede live è distruttivo, comincia a mostrare la corda in studio (solo adesso? ndPN). Disco moscio e senza personalità, spaccare spacca, ma sarebbe ora di provare a fare qualcos’altro dopo N dischi identici.
Scarve – The Undercurrent: death tecnico, strapping e meshuggah…sì siamo ancora allo stesso punto di dieci anni fa oramai, purtroppo la noia esplode dopo pochi minuti e gli Scarve, benché siano tecnicamente mostruosi, non riescono a piazzare il disco giusto nemmeno questa volta.
Sonata Arctica – Unia: allora questa non è facile da far capire. A noi il disco non è piaciuto molto, tuttavia è da apprezzare il tentativo di fare qualcosa di diverso dal solito elicottero, acuti gay e assoli a mille. Bravi per il tentativo, il problema è che potrebbero essere capaci di fare bene solo elicottero, acuti gay e assoli a mille…solo che ora è un casino farglielo capire…aspettiamo il prossimo!
Katatonia – Live Costernation: eravamo andati molto controcorrente con The Great Cold Distance, dobbiamo però ammettere che il live è ben fatto e un pelo più ‘potente’ dell’album sfiatato che era piaciuto a tutti tranne che a noi.
Delain – Lucidity: progetto di un ex-Within Temptation, i Delain suonano un po’ la solita roba gothic-sfiga, con la solita voce femminile e il cavernoso di turno che growla e anche un po’ di orchestrina. Insomma si cerca di salire sul carrozzone che va per la maggiore ora…li buttiamo giù?
Finntroll – Ur Jordens Djup: disco che dividerà i fans, meno facile dei precedenti, meno da impatto e più ragionato. Cresce comunque con gli ascolti, ed è una delle cose più decenti che sono finite in questo riepilogo.
Kamelot – Ghost Opera: se parliamo di power possiamo dire che l’album è sufficiente, niente male e blablabla. Se vogliamo essere cattivi diciamo che è meno ispirato di Black Halo e in genere più scontato. Lavoro di maniera, godibile per lunghi tratti in ogni modo.

 

    

Doomsword – My Name Will Live On: dobbiamo essere onesti, cerchiamo sempre di dare spazio agli italiani emergenti e questi lo meritano tantissimo; onestamente il genere ci lascia un po’ perplessi ma questi sono bravi, preparati e fanno bene il lavoro sporco.
Holy Martyr- Still At War: ecco, disco di debutto, coerenti e via dicendo…però ci bastano quelli sopra. Solo per intransigenti.
Sonic Syndicate – Only Inhuman: auhahuahuahuauhahuahuahuuhauhauhauha, dai eh, dai…
Rob Halford – Best Of: forse si chiama essentials o qualcosa del genere, solo per chi non ha nulla del Metal God. Miscredenti. Ah, l’inedito fa veramente cacare.
Paragon – Revenge: Ennesimo disco in stile teutonico ed heavy come pochi. Gustosi se con birrozza e compagnia fidata. La cover degli Overkill a fine disco è una bella chicca. Massicci.
Candlemass – King Of The Grey Islands: ecco qua abbiamo toppato, perché ci stava la rece singola. Dietro al microfono c’è Lowe e non Messiah…e forse è pure meglio. Il disco è molto bello, vi ci vorrà un po’ ma vi piacerà.
Meliah Rage – The Deep And Dreamless Sleep: oddio questi son rimasti troppo indietro. E già allora non è che fossero chissà cosa. Rimpiango Bates Motel e butto nel cesso questo nuovo (?) disco. Poi magari vinceranno 3 grammy, ma a noi proprio non c’è piaciuto.
C187 – Collision: delusione assurda, Reinert e Choy insieme…dai non potete aver registrato sta sola. Noiosissimo, crossover piatto e tutto uguale. Soldi sprecati.
Five Finger Death Punch – The way of the fist: divertenti per i primi 10 minuti, poi la mistura Slipknot, Pantera e Nu scassa davvero le scatole. Incacchiati lo sono però, vedremo coi prossimi.
Rob Rock – Garden Of Chaos: garanzia assoluta il Rob, il suo metal diventa sempre più tosto e pestato, se escludiamo la calma piatta di fine disco. Consigliato.
Ride The Sky – New Protection: Uli Kusch si fa il gruppino e cosa fa? Suona come i Masterplan bene o male. Quindi, a cosa serve sto disco?
Evile – Enter The Grave: debutto thrash old-style per queste nuove leve. Consigliato solo a chi sente nostalgia di primi Testament e Destruction. Per noi son molto gradevoli, per altri potrebbero risultare stucchevoli. Premio alla dedizione alla causa 2007. Da tenere d’occhio.
Impaled Nazarene – Manifest: l’attitudine è sempre la stessa, lo stile e il marchio i medesimi di sempre. Il disco? Godibile, come gli altri, alla fine l’unico limite è proprio questo.
S.o.d. – Rise Of The Infidels: un live e qualcos’altro, roba scarsa specialmente se confrontata con il mitico Live at Budokan. Operazione commerciale ridicola che non so quanto e soprattutto a chi possa giovare.
Soilwork – Sworn To A Great Divide: i soLAwork son sempre stati tra quei gruppi che mi facevano un po’ ridere, sin dal decantato Natural Born Chaos a dire il vero. Questo nuovo lavoro è lineare e ascoltabile senza troppe pretese, sempre la stessa solfa insomma, da loro non mi aspettavo davvero nient’altro che questo.
Vision Bleak – The wolves go hunt their prey: Gothic horrorifico in sostanza, ben suonato e con buone atmosfere sinistre. Diciamo che potrebbero piacere a chi cerca qualcosa di veramente gotico e decadente. Solo a questi però.

J³ & P.N.

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