[Post Metal] Devil Sold His Soul – Blessed & Cursed (2010)


http://www.myspace.com/devilsoldhissoul
http://www.centurymedia.com/index.aspx

I Devil Sold His Soul sono un sestetto inglese qui al secondo album, il quale viene pubblicato a tre anni di distanza dal debutto, “A Fragile Hope”. Se li cercate via web, li troverete etichettati sotto svariate definizioni: post hardcore, sludge, metalcore, etc.
Personalmente, ho preferito optare per un’etichetta maggiormente onnicomprensiva e ibrida come quella di post metal, semplicemente perché il loro suono è un gigantesco caleidoscopio di quasi tutte le diramazioni che la musica dura e genericamente ‘di ricerca’ abbia prodotto negli ultimi anni.

Detto questo, è chiaro l’amore sviscerato che la band nutre nei confronti degli Isis, in particolare quelli di “Panopticon” (guarda caso, i Nostri si sono formati proprio nel 2004, anno di uscita del capolavoro di Aaron Turner e soci). Le distese chitarristiche ondeggianti in continui saliscendi emotivi, il gusto per lo sludge corrotto dalla psichedelia più visionaria, il sentimento ambivalente di fonte al sublime, oscillante fra terrore dell’infinito e irresistibile anelito verso la fusione con il tutto: non c’è brano che non parli di questo pesante debito artistico.

Ma non è tutto. Anzi, la filiazione isisiana rappresenta solo una parte, seppur fondamentale, del suono dei Devil Sold His Soul. Che arricchiscono le dieci lunghe composizioni presenti in “Blessed & Cursed” con tonnellate di altro materiale. Ci sono le tinte epiche del post rock e i suoi classici crescendo, compresi in un’ottica a metà strada fra Explosions In The Sky e Red Sparowes; ci sono distensioni che lambiscono l’ambient; c’è la furia del post hardcore, rappresentato da certe soluzioni metalliche e spigolose degne dei primi Cult Of Luna (o dei Breach); c’è poi una componente propriamente metalcore, sottolineata dallo scream del cantante Ed. E proprio le parti vocali sono un punto di forza dell’album; non tanto quando Ed elargisce le sue urla, ma piuttosto quando sfodera la voce ‘pulita’, di rara incisività e forza evocativa.

“Blessed & Cursed” ha anche parecchi difetti. Il primo è quello di essere sin troppo prolisso: specialmente verso la sua conclusione il complesso ha peccato di eccessiva auto indulgenza, inserendo brani superflui quando non veri e propri filler. In secondo luogo, per quanto i sei si siano sforzati di allargare il proprio spettro sonoro includendo tutto l’includibile, la loro musica è comunque piuttosto derivativa, mancando a volte di originalità. Rimane però da lodare la loro bravura nel plasmare un genere che ormai sembra aver detto (quasi) tutto in qualcosa di ancora godibile e persino emozionate, creando un lavoro di caratura medio – alta. I fan di Isis, Pelican e simili troveranno pane per i loro denti.

Stefano Masnaghetti

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