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[Post Rock] Long Distance Calling – Avoid …

 

[Post Rock] Long Distance Calling – Avoid The Light (2009)

Apparitions – Black Paper Planes – 359° – I Know You, Stanley Milgram! – The Nearing Grave – Sundown Highway

http://www.myspace.com/longdistancecalling
http://www.superballmusic.com

L’Europa si sta mostrando sempre più ricettiva verso quel suono in bilico tra post – rock e post – hardcore ideato, principalmente, in America. Ensemble quali Neurosis, Isis, Red Sparowes e Pelican hanno tracciato la via, e dopo il loro successo molti l’hanno seguita. Spesso malamente e con poca inventiva, però. Tanto che, ormai, il calderone “post suffisso qualcosa” è saturo di band dallo scarso talento e dalle misere idee.

Non è il caso dei tedeschi Long Distance Calling, che con “Avoid The Light” ritornano a due anni di distanza dal loro debutto “Satellite Bay”, e confermano di essere uno dei gruppi più interessanti, dotati e personali fra quelli che si muovono in quest’ambito musicale. “Avoid The Light” è un’opera che scandaglia le componenti più psichedeliche e progressive del rock, e lo fa evitando quasi del tutto la presenza vocale, eccezion fatta per “The Nearing Grave”, ottima canzone che vede Jonas Renske dei Katatonia ospite speciale dietro al microfono. Nelle altre 5 composizioni, invece, ci si preoccupa soltanto di avvolgere l’ascoltatore in spirali sonore orchestrate da chitarra, basso, batteria e tastiere. Sono proprio queste ultime a dare un tocco assolutamente personale al quintetto teutonico. In “Apparitions” si fanno liquide ed eteree, in “Black Paper Planes” creano gorghi psicotropi, nell’incipit di “I Know You, Stanley Milgram!” soffiano delicate e poco dopo trillano a mo di campanellini, dando il via al brano più complesso e meglio riuscito dell’intero disco. Brano, tra l’altro, in cui è più netta l’ispirazione prog del complesso. Che anche in questo si differenzia dalle band citate a inizio recensione, tutte accomunate da un retroterra più vicino all’hardcore ed al post – punk.

“Avoid The Light” non si affida tanto a crescendo strumentali, e neppure a bombardamenti fonici in grado di portare alla trance mentale. Volteggia piuttosto qua e là nello spazio, cogliendo le sfumature più tenui della musica, estendendosi in lunghe jam che raramente si fanno aggressive. Un viaggio onirico che paga dazio alla musica cosmica e a certo kraut – rock, per lo meno a livello spirituale, poiché i riferimenti stilistici principali sono tutti molto più vicini nel tempo. In ogni caso, una bellissima sorpresa e un gruppo da tenere costantemente d’occhio.

Stefano Masnaghetti

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