[Power Metal] Brainstorm – Memorial Roots (2009)

 

Forsake What I Believe – Shiver – The Conjunction Of 7 Planets – Cross The Line – Nailed Down Dreams – Blood Still Stains – Ahimsa – The Final Stages Of Decay – Victim – When No One Cares – Would You

http://www.myspace.com/officialbrainstorm
www.afm-records.de

Ottavo disco per il quintetto tedesco, arrivato al ventesimo anno d’attività. Stiamo parlando, quindi, di veri e propri veterani della scena metal, anche se i Brainstorm il momento di maggior notorietà l’hanno vissuto a cavallo dei due Millenni, quando il revival del metallo classico era all’apice. Loro però, nonostante condividano la stessa nazionalità di Helloween e Blind Guardian, hanno sempre avuto poco a che spartire con il power europeo; riff e struttura dei brani devono quasi tutto a band quali Metal Church, Vicious Rumors, Jag Panzer, Armored Saint e via discorrendo. Non a caso, dovessi accostarli a qualche nome loro contemporaneo, punterei la mia attenzione sugli Steel Prophet, altro gruppo statunitense.

Però il nuovo “Memorial Roots” ce li presenta in una veste leggermente diversa. Intendiamoci, la base del loro sound rimane sempre il power di matrice americana, che viene esaltato in canzoni ora veloci (Cross The Line) ora più pacate e atmosferiche (Nailed Down Dreams); non mancano neppure i consueti riferimenti ai Maiden, soprattutto per quanto riguarda la prova di Andy B. Franck dietro il microfono (Ahimsa). Eppure, paragonato ai loro standard, il nuovo lavoro è complessivamente più lento e meditativo: la brumosa “Forsake What I Believe” è introdotta addirittura da una partitura orchestrale, e si sviluppa attraverso tempi medi e cadenzati, così come “The Conjunction Of 7 Planets” e altre. Oltre a questo, c’è un irrobustimento degli arrangiamenti ‘sinfonici’: ora le tastiere sono diventate una componente importante per la musica dei Brainstorm. In realtà già i due album precedenti si muovevano in questa direzione (meno impatto e più ricercatezza), ma “Memorial Roots” porta il processo a definitiva maturazione.

Questo non è certo il miglior disco del complesso teutonico: i loro capolavori erano, sono e (credo) rimarranno “Ambiguity” (2000) e “Metus Mortis” (2001), frutti di una stagione irripetibile per un certo suono tradizionale e tradizionalista. Tuttavia “Memorial Roots” rimane un ottimo disco di genere, e i Brainstorm dimostrano che nel loro campo possiedono una marcia in più: molte cose fatte da altri risulterebbero pacchiane o stantie, qui non succede. Platter non indispensabile, ma assolutamente gradevole per tutti gli appassionati.

Stefano Masnaghetti

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