Music Attitude

[Power Metal] Gamma Ray – Land Of The Free II (2007)


Into The Storm – From The Ashes – Rising Again – To Mother Earth – Rain – Leaving Hell – Empress – When The World – Opportunity – Real World – Hear Me Calling – Insurrection

 

http://www.gamma-ray.com
http://www.spv.de

Pur considerando che l’apice di rilevanza musicale e crescita artistica della band di Kai Hansen è stato raggiunto ben prima della fine del secolo scorso, l’album in questione sarà fonte di soddisfazione per tutti i fans. Assodato poi che per gli appassionati di certi generi la crescita artistica e la sperimentazione sono viste più come minacce che come pregi, e considerato che molti sono stati già saziati con la produzione anni ’80 di Kai negli Helloween (il trittico base del power metal europeo Walls Of Jericho e i due Keeper Of The Seven Keys), è comunque abbastanza imbarazzante notare come i Gamma Ray e gli amicinemici Helloween stiano andando a braccetto nel raschiamento del barile e nelle operazioni di nostalgia più sfrenate. L’offerta recente infatti è composta da: raccolte, tour di pezzi richiesti dai fans, seguito dell’album più apprezzato (in questo caso il primo Land Of The Free fu del 1995), prossimo tour con le due band a suonare insieme i pezzi del passato e celebrazioni alle porte per l’anniversario di Keeper Of The Seven Keys. Ma, appunto, questa più di tutte è la musica fatta per i bambini dentro di noi e la nostalgia ne è il miglior nutrimento…anche perché ormai siamo tutti cresciuti e dovremmo avere i 35 euro per il biglietto del concerto.

L’album in particolare punta decisamente sul lato epico ed orchestrale della band, pur rimanendo tosto e pieno di riff e doppiacassa. Rispetto a ‘No World Order’ (2001) e ‘Majestic’ (2005), ottimi album che snocciolavano tutte le sfumature e le radici di metallosità della band ma che forse contenevano troppe scopiazzate, il nuovo disco vuole farsi apprezzare di più per le componenti da metal-opera, come i cori e le melodie sinfoniche. Intendiamoci, certe cose non cambiano mai: nella prima canzone ci sono i Judas Priest, nella seconda gli Iron Maiden, ‘Rain’ ha le classiche e accattivanti melodie di chitarra, ‘Empress’ e ‘When The World’ hanno i cori con le vocione e c’è un abuso delle parole ‘rebellion’ e ‘freedom’. Certe cose però non torneranno mai: gli anni passano, i fuochi si spengono, e qui non troverete l’intesità di un’altra ‘Rebellion In Dreamland’ o la freschezza di una ‘Land Of The Free’ (e neanche una comparsata di Michael Kiske). Troverete solo un sacco di produzione in più, un sacco pompata ovviamente e improponibile dal vivo ma che fa tanta bella figura con il sub-woofer. Rispetto poi alla porcata combinata dagli Helloween con ‘Keeper Of The Seven Keys – The Legacy’ (ma che avevano in mente!?-guardacaso sono ritornati alla pura potenza come non accadeva da ‘Better Than Raw’ di dieci anni fa), qua andiamo decisamente meglio: il tutto è in linea col passato, potente e orecchiabile, tecnicamente inattaccabile. Ma forse il vero problema è che è stato fatto con più cervello che cuore, da una band che sente vicina la fine è che non ha certo il Kai Hansen che nel 1995 tornava pieno di grinta e voglia di combattere al microfono dopo 10 anni di silenzio.

Tutte critiche ad un Maestro comunque, dato che pur con i suoi limiti questo album spazza via tutti i giovani power metallini melodici del cazzo venuti fuori negli ultimi anni. La nostalgia è una droga bellissima.

M.B.

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