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[Progressive Metal] Intronaut – Valley Of Smoke (2010)



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Sono stato molto indeciso se etichettare “Valley Of Smoke”, terzo album dei californiani Intronaut, quale disco di post metal oppure di progressive metal. Alla fine ho optato per la seconda opzione, a mio parere più completa ed esaustiva. Certo, stiamo parlando di una definizione molto labile che, come quasi tutti i troppo rigidi incasellamenti di genere, in musica non conta granché, o perlomeno non è d’importanza capitale. Eppure per parlare degli Intronaut è utile accennare anche a questioni sfuggenti come questa, perché è il loro stesso suono ad essere sfuggente e, per utilizzare un’abusata metafora, liquido.

In “Valley Of Smoke” il quartetto mischia davvero ogni sorta di stile musicale, e lo fa persino più che in passato. Le prime note dell’apripista “Elegy” sembrano introdurci ad un disco di pesante sludge metal, ma in pochi minuti le strutture si trasformano e affiorano arpeggi acustici, stacchi eterei di puro post rock e complicazioni prog rock (eccole qua), che fanno subito intendere quali siano le ambizioni della band. Il resto del cd prosegue in questo saliscendi sonico: alla violenza metallara s’accostano lunghe e rarefatte digressioni chitarristiche, gli anni Settanta si specchiano nei vari ‘post’ degli anni Zero, la psichedelia illumina le aree tecnicamente più intricate dei vari brani, nelle quali a volte si ha l’impressione di maneggiare qualcosa che la band eredita addirittura dai King Crimson (cfr. certi passaggi di “Above”). È chiara l’influenza che su di loro hanno esercitato gruppi come Mastodon, Baroness e altri della scena georgiana, ma c’è molto altro; ci sono le atmosfere di Pelican e Red Sparowes, le visioni degli Isis, gl’intrecci fra chitarra, basso e batteria tipici dei Tool (non a caso Justin Chancellor è presente come ospite), persino un pizzico di Ozric Tentacles (cfr. l’intro di “Core Relations”). Insomma, c’è molta carne al fuoco, che rende questo lavoro davvero interessante, stimolante e peculiare.

A differenza di alcuni dei mostri sacri citati, però, gli Intronaut non hanno ancora abbastanza personalità, così “Valley Of Smoke” finisce per non essere quel capolavoro che, a giudicare dalla descrizione appena fatta, potrebbe sembrare. In particolare a volte accade che le composizioni si adagino su se stesse, finendo per ripercorrere pedissequamente l’alternanza pieno/vuoto, e che, parallelamente, il doppio cantato growl/clean risulti troppo scontato e didascalico. Detti i difetti, è comunque innegabile la bravura del complesso, che con questo LP sforna un’opera ben al di sopra della media. Da ascoltare.

Stefano Masnaghetti

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