[Progressive/Avantgarde] Cronian – Enterprise

Diamond Skies – Arcades – Nine Waves – Project Hibernation – Cirque – Deportation – Moving Panorama – The Encounter – End(durance) / Part II

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Etichetta discografica

Secondo capitolo per i Cronian, duo formato da Øystein G. Brun, leader dei Borknagar, e da Andreas Hedlund, meglio conosciuto come Vintersorg. Pare che i due, accomunanti dalla militanza nel gruppo sopraccitato, abbiano scoperto proprio in quel frangente di avere idee molto simili, riguardo ad un possibile progetto parallelo: così ecco nascere i Cronian, sorta di supergruppo “estremo”.

“Enterprise” è un disco molto bello; si tratta di un altro bel colpo per l’Indie Recordings, etichetta che ultimamente si sta accaparrando parecchie tra le migliori realtà musicali Norvegesi (un nome su tutti: Enslaved). Sicuramente farà innamorar di sé tutti i fan delle formazioni originarie (Vintersorg e Borknagar nelle loro più recenti incarnazioni), oltre a chi non riesce a vivere senza le note di Arcturus e simili. Ad esser sinceri, pare che l’album sia stato composto pensando esattamente a questo scopo: scream e voce pulita si rincorrono durante tutte le nove canzoni che lo compongono, giungendo spesso a fortissime somiglianze con l’ormai disciolta band di Garm ed Hellhammer (Diamond Skies); l’uso dell’elettronica è ora sontuoso e sinfonico (“Nine Waves”, “Cirque”), ora più orientato verso digressioni quasi jungle e drum’n’bass, ricordando in questo gli ultimi Manes (in ogni caso, la dimensione nettamente prevalente rimane la prima); dal canto loro, chitarra e basso ricercano il punto di congiunzione tra le sonorità delle band madri, muovendosi in territori smaccatamente “progressive”. Black e Viking sono dei semplici ricordi, qui la ricerca dell’enfasi melodica e del preziosismo avantgarde è totale. In questo anche la produzione svolge un compito ben definito: i suoni sono cristallini e nitidissimi, tanto da far risaltare ogni piccola particolarità timbrica a dispetto dell’amalgama sonoro; quello che passa all’ascoltatore è un suono freddo e tagliente, quasi spaziale ed “astronomico”, perfetto per tratteggiare certi sfondi musicali che il duo è in grado di creare.

In tutti i 48 minuti di durata dell’album non ho notato pecche formali o sbavature tecniche, ogni traccia sortisce l’effetto voluto, misurato fin nei più piccoli particolari. In effetti, un certo formalismo di fondo, unito ad una scarsa originalità di scrittura, sono forse le uniche pecche evidenti di “Enterprise”, che per il resto non presta il fianco ad altre critiche. I Nostri hanno svolto un grande lavoro, sia sotto l’aspetto produttivo sia sotto quello della capacità di confezionare brani di sicuro impatto; nessun fan delle band summenzionate ne resterà deluso.

Stefano Masnaghetti

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