Ragdolls – Dead Girls Don’t Say No

Album di debutto per i Ragdolls, quartetto scandinavo che sa quello che vuole e sa pure come ottenerlo. Formatisi nel 2007 in quel di Varberg, piccola cittadina situata nella Svezia meridionale e non lontana da Göteborg (ma nel nostro caso di death metal non c’è neppure l’ombra), i Nostri si sono inizialmente messi in luce per una canzone dal titolo “All Emo Kids Must Die”, vera e propria dichiarazione d’intenti. La musica contenuta in “Dead Girls Don’t Say No” mantiene le promesse: rock’n’roll ad alto voltaggio che sfrutta un certo immaginario gotico in chiave parodistica e con frequenti riferimenti a horror b-movie e fumetti più o meno truculenti, col solo intento di divertire e divertirsi.

Vengono presentati come un gruppo di horror – punk; in realtà, a parte alcuni ganci a Misfits e Murderdolls, presenti soprattutto in “Shut Up And Drink” e nell’anthemica “I’m A Werewolf”, i Ragdolls hanno più la fisionomia della glam band che cerca di rispolverare con brio gli anni Ottanta, tramite qualche concessione ad un sound più moderno nell’uso di groove leggermente compressi e di parti vocali più ‘cattive’ e urlate. In questo senso si dimostra molto bravo il cantante Vikki Violence (nome che è un altro chiaro indizio di quali siano i loro numi tutelari) nel donare enfasi a brani che si situano in territori affini a quelli di Motley Crue e Poison, appesantiti però da riferimenti a L.A. Guns e ad altri act storici che del glam presero gli aspetti più violenti. La sfrontatezza di episodi quali “Beautiful Homicide”, con tanto di assolto in perfetto stile Eighties, “Halloween Night” e “Shovels” mette di buon umore e fa spuntare il sorriso sulle labbra. Il pezzo più originale è “Gravediggers Dance”, in cui un inizio alla Marilyn Manson (può ricordare vagamente “The Beautiful People”) viene però sviluppato in chiave più classicamente rock.

Qualche scivolone qua e là (bruttina, in particolare, “Dead Like Me”) non impedisce a “Dead Girls Don’t Say No” di segnalarsi come un ottimo esordio, in cui è percepibile l’entusiasmo dei ragazzi e anche una certa bravura compositiva. Dategli un ascolto.

Stefano Masnaghetti

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