[Thrash Metal] Sodom – In War And Pieces (2010)



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All’interno della sacra triade del thrash teutonico, i Sodom occupano una posizione che si potrebbe definire ‘mediana’. Nella loro ormai storica carriera non hanno mai coltivato la sperimentazione come i Kreator, ma neppure hanno perseguito gli stessi riff e la stessa violenza con spirito tetragono a qualsiasi evoluzione alla maniera dei Destruction. Fedeli all’assunto di base di un metal comunque grezzo e diretto, hanno però osato pubblicare album non sempre ancorati alla pura aggressione, come dimostrano i relativamente recenti “M-16” (2001) e “Sodom” (2006), in cui, soprattutto nell’ultimo, le strutture si facevano leggermente più complesse e meditate.

“In War And Pieces” porta a compimento questa tendenza. Si tratta di una netta svolta ‘melodica’ da parte di Tom Angelripper e compagni. Prima di tutto, la produzione non è mai stata così pulita e scintillante. In secondo luogo, i riff, gli assoli, le influenze di cui si nutrono gli undici brani del disco dimostrano chiaramente la volontà di creare musica sì sempre in linea con le origini selvagge del gruppo, ma con un tocco ‘orecchiabile’ che risulta quasi del tutto inedito. Stupisce l’introduzione arabeggiante della title – track, brano che peraltro nel suo sviluppo rivela affinità con gli Slayer più lenti e ossianici (Dead Skin Mask), specie nelle linee vocali. Stupiscono ancora di più altre intro, come quelle di “Through Toxic Veins” e “God Bless You” (quest’ultima puramente acustica), che sanno di bay area più che di thrash crucco. Se poi “Storm Raging Up” sfodera un assolo dai contorni power/speed, quello di “The Art Of Killing Poetry” è persino attiguo all’hard rock. Non mancano neppure ganci al death melodico svedese, come dimostrano l’incipit di “Feigned Death Throes” e gran parte della stessa “God Bless You”. Anche i tempi, nel complesso, si son fatti più lenti, seppur non manchino ovviamente gli assalti all’arma bianca (“Knarrenheinz” su tutte).

Nonostante la veste inedita dei Nostri, “In War And Pieces” convince e risulta un cd gradevole e interessante fin dai primi ascolti. Un gradino sopra al penultimo, almeno alla pari con “M-16”. I fan di questo magnifico gruppo non dovrebbero tardare ad apprezzarlo, a patto che non si aspettino il nuovo “Persecution Mania” o “Agent Orange” parte seconda. Con i gruppi storici il gioco è sempre quello; ma una volta che si sanno le regole si gode ampiamente.

Stefano Masnaghetti

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