Virgin Steele Age Of Consent Reissue 2011

Virgin Steele Age Of Consent Recensione

Nelle note del libretto che accompagna questa ristampa in due cd di “Age Of Consent“, originariamente pubblicato nel 1988 quale quarto album nella carriera dei Virgin Steele, il frontman e leader indiscusso del gruppo, David DeFeis, scrive che il disco “venne mandato nel mondo senza nessun tipo di promozione, come un soldato catapultato in un campo di battaglia nudo e privo di qualsiasi tipo di arma“. Proprio a causa della totale assenza di pubblicità si rivelò un flop in termini di vendite e portò la band sull’orlo dello scioglimento, tanto che il suo successore, “Life Among The Ruins“, vide la luce solo nel 1993, dopo cinque anni di quasi inattività da parte del complesso.

Si tratta di un lavoro che avrebbe meritato ben altri onori, degno erede di quel “Noble Savage” che tre anni prima aveva rivelato la bravura della formazione statunitense. Del predecessore riprende molti spunti, e se l’ispirazione non è forse sempre a quei livelli, la produzione è però più nitida e cristallina. E ci sono comunque alcuni brani che sono entrati a far parte del repertorio irrinunciabile della band, su tutti “The Burning Of Rome (Cry For Pompeii)“, punto fermo dei loro live. Come gli altri LP scritti da DeFeis e compagni negli anni Ottanta, poi, “Age Of Consent” è un’opera che si pone a metà strada fra le tinte epiche che avrebbero definitivamente conquistato il palcoscenico nel decennio successivo e il classico hard’n’heavy più grezzo e stradaiolo che ai tempi la faceva da padrone fra le compagini americane. Si senta ad esempio “Seventeen“, che per stile musicale e tematiche trattate avrebbe potuto esser stata scritta da un gruppo glam metal dell’epoca; fra l’altro il titolo dell’album è tratto proprio da questo pezzo, e non ha nulla a che fare con la mitologia né con la storia.

Forse a causa del suo esser stato completamente ignorato ai tempi della sua prima pubblicazione, questa è la terza ristampa effettuata per “Age Of Consent”, dopo quelle realizzate dalla Noise Records (1997) e dalla Dockyard 1 (2008). Si tratta indubbiamente della migliore e più completa, arricchita fra l’altro di un intero secondo cd, intitolato “Under The Graveyard Moon“, che presenta ben sette tracce, di cui cinque completamente inedite, realizzate dai Nostri appositamente per quest’edizione: fra queste, si segnala la versione acustica di “Noble Savage“, intitolata “A Changeling Dawn“, e soprattutto la title – track, in cui una melodia alla Pink Floyd viene caricata col tipico pathos di stampo Virgin Steele. Uscita imperdibile per tutti i fan dei newyorchesi e degna d’interesse per tutti gli amanti del metal ottantiano.

Stefano Masnaghetti

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