Music Attitude

[Alternative Rock] Ministri – Fuori (2010)



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I “Tempi bui” per i Ministri non sono passati, anzi, i tre musicisti milanesi in divisa tornano a ricordarcelo chiaramente fin dalla copertina della loro ultima fatica “Fuori”, che li vede stagliarsi su di un cielo plumbeo.
L’universo musicale dei Nostri si apre nuovamente all’insegna dell’opprimente opacità di un mondo in cui, stavolta, non è il buio che ci rende tutti uguali, tutti grigi, bensì è provocatoriamente il sole: questo messaggio viene espresso dalla bella opener, “Il sole” appunto, propulsa da ritmiche incalzanti e con il cantato di Davide Auteliano spigoloso e melodico come non mai.
La successiva “Gli alberi” è già portatrice di cambiamenti, col suo ritornello pop – rock che alla fine risulta forse un po’ troppo zuccheroso, ma che di sicuro rimane in testa. Laddove lo sguardo dalle cime degli alberi mostra il disfacimento di una società in lontananza, è invece nell’interiorità che virano i testi dei Ministri nel brano “Vestirsi male”, ballata malinconica in cui i toni si acquietano. Si torna a parlare di sé nel rock di “Mangio la terra”, dove un bridge ritmato sfocia in un ritornello liberatorio: un inno alla diversità che distingue e tuttavia condanna. La violenza di matrice quasi punk si fa sentire nel pezzo che dà il titolo all’album, “Noi Fuori”, nel cui finale sembra che Davide sforzi le sue corde vocali al limite della rottura.

Nei geni del gruppo sono rimasti i temi della mala politica e della presa incosciente del potere che, infine, porta a perdere il senso della realtà, come nel brano “Tutta roba nostra”: sorretto da un’intelaiatura elettronica anni Ottanta, tale episodio riesce a portare l’evoluzione del gruppo a un gradino superiore; sicuramente uno dei pezzi migliori del disco. Anche la crescente “Una questione politica”, come si può facilmente dedurre dal titolo, tratta temi sociali che però rischiano, rispetto ai precedenti lavori, di scadere un po’ nel banale. Di tutt’altra pasta è l’eco – song “La petroliera”, ballad elettronica opprimente e claustrofobica. Centro pieno questa volta. Convince non poco anche la quasi cantautorale “Vorrei vederti soffrire”,così come la ghost-track che saluta l’ascoltatore a martellate nelle orecchie.

Alla fine “Fuori” è esattamente come la copertina che lo ritrae, né bianco né nero: grigio. E’ composto da canzoni che convincono subito e altre meno. Porta con sé segnali di crescita e sperimentazione e vecchi cliché rimasticati a dovere. Qualcosa sta cambiando e non è detto che sia verso il peggio.

Renato Ferreri

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