Music Attitude

[Alternative Rock] Muse – The Resistance (2009)

Uprising – Resistance – Undisclosed Desires – United States Of Eurasia (+Collateral Damage) – Guiding Light – Unnatural Selection – MK Ultra – I Belong To You (+Mon Coeur S’ouvre à Ta Voix) – Exogenesis Symphony pt.I (Overture) – Exogenesis Symphony pt.II (Cross Pollination)  Exogenesis Symphony pt.III (Redemption)

http://muse.mu/
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Dopo il successo stratosferico di Black Holes And Revelations (2006), l’attesa per la nuova uscita di Bellamy e soci era alle stelle. Le attese sono state in parte ripagate: i fans rimarranno estasiati, l’album è quasi tutto su altissimi livelli ma difficilmente regalerà un tormentone commerciale come ‘Starlight’ o ‘Supermassive Black Hole’.

La band ha scelto una via difficile, quella del concept album: non un intreccio molto elaborato, ma i testi (più che la musica) raccontano una storia di resistenza e ribellione, da cui il titolo, contro un regime tiranno che controlla al mente delle persone…unica salvezza? La forza dell’ammorrre!
Il sound del disco parte direttamente da dove eravamo rimasti: pieno di elettronica e intermezzi barocchi ma comunque potente e caldo. Musicalmente si può definire con una parola sola: ibrido. Molti pezzi sono ibridi folli tra il ruffiano e il genio puro, dove le varie influenze dei tre inglesi sono mischiate senza vergogna in un’orgia di synth/alternative/progressive/symphonic rock. Ci sono dentro i Goldfrapp più dance che suonano Billy Idol nello spazio (‘Uprising’), ci sono i Queen che fanno una colonna sonora per ‘La Mummia’ sci-fi (‘United States Of Eurasia’), ‘Undisclosed Desires’ ha una base che userebbe Puff Daddy per una sigla di 007, ‘Guiding Light’ la potrebbero suonare gli U2 se facessero synth rock negli anni ‘80. Soprattutto la prima parte del disco è molto eclettica e imprevedibile, riuscendo così a strappare parecchi sorrisi.

La seconda parte contiene i pezzi più pesanti ‘Unnatural Selection’ e ‘MK Ultra’, che danno finalmente una bella scossa ad un album che rischiava di diventare troppo goffo e melodico. La band ha dimostrato di saper scrivere riff migliori, ma forse questo è lo scotto che si paga quando servono dei pezzi per far ‘quadrare’ a livello stilistico un concept.
Punto della discordia il finale del disco: la suite Exogenesis. Divisa in tre parti, dovrebbe essere l’opera omnia di Bellamy, una sinfonia scritta nel corso degli anni e più volte annunciata ai fans. Formalmente ineccepibile, risulta un po’ troppo fine a sé stessa…forse un esercizio di stile troppo indulgente. Contiene poche scosse, e sarà di sicuro evitata come la peste degli amanti del rock e incensata dai fans del lato più barocco della band.
In definitiva, pur non essendo all’altezza del precedente (e avendo forse poche scosse di energia), fa una figura splendida nella loro discografia e sarà di sicuro una delle uscite più importanti dell’anno, anche se spesso i concept (solo per il fatto di essere tali) vengono considerati un po’ ‘infantili’.

Marco Brambilla

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