[Alternative Rock] Oceandrive – Why…

 

[Alternative Rock] Oceandrive – Why Everybody Sucks? (2009)

Logical Drugs – Sparrow – Acure – Codeine & Champagne – Siberian – Gehisha Stone – Burning Monkey Temple – Gash – *** – The Look – I Feel Your Pleasure

http://www.myspace.com/oceandrive2009
www.bagana.net

Gli H – Strychnine sono stati una band post – hardcore italiana fra le più rinomate; al loro attivo concerti di supporto a nomi come Rollins Band, L7, Godflesh e soprattutto, in ottica hardcore ‘evoluto’, Earthtone 9. Roba seria, insomma. Poi Mauro, il cantante, se n’è andato, e i tre membri rimanenti hanno deciso di svoltare. Invece di cercare un altro cantante, hanno reclutato un nuovo bassista e un nuovo chitarrista, messo in soffitta il vecchio nome e ricominciato tutto daccapo con questa nuova ragione sociale, Oceandrive.

Non solo un cambiamento formale, ma anche, e soprattutto, sostanziale. Questo “Why Everybody Sucks?”, album d’esordio per la nuova formazione, di hardcore conserva veramente poco; ogni tanto qualcosa del vecchio stile affiora qua e là (gli stacchi finali di “Siberian” e buona parte di “Gash”, ad esempio), ma il cuore del disco è ben altro. Anzi, sarebbe meglio dire i cuori, dato che il quintetto comprime in soli 43 minuti un’enorme mole di riferimenti ed influenze disparate. In particolare si avverte pesantemente l’influsso dei Nine Inch Nails; a loro guardano quasi tutte le trame elettroniche presenti nei vari brani, e in un paio di occasioni vengono spudoratamente citati: “Codeine & Champagne” è un mix fra il nu – metal di qualche anno fa e il primo Reznor, quello di “Pretty Hate Machine”, mentre “Burning Monkey Temple” è stretta parente di certe atmosfere di “The Fragile”, specie per il piano nel finale. I momenti sintetici sono comunque solo una componente di “Why Everybody Sucks?”, forse neppure quella principale. Piuttosto è l’hard rock marchiato dal grunge ad imporsi: la semi ballad “Logical Drug” e la successiva “Sparrow”, con le loro robuste melodie, hanno molto a che spartire con quello che oggi è conosciuto come post – grunge, specialmente negli States. In questo senso non scherzano neppure “Gehisha Stone” e “***”, altri brani che cercano di mediare parti vocali cantabili e chitarre pesanti, inserendosi appieno in quel movimento che sta cercando di ‘addomesticare’ le ruvide sonorità del rock alternativo dei primi anni Novanta. A confermare la vocazione degli Oceandrive per l’appiglio melodico e il ritornello orecchiabile c’è anche la cover di “The Look” dei Roxette; visto il risultato, però, potevano risparmiarsela. Non ce n’era bisogno.

Anche perché il disco è bello per i pezzi originali. Molto ruffiani e con le antenne puntate verso le sonorità più in voga ultimamente, questo è vero. Ma comunque in grado di far convivere egregiamente distorsione e melodia, chiaroscuri elettronici e anima rock. Un po’ dispersivo e non del tutto a fuoco nelle sue varie componenti, ma sicuramente in grado di far breccia fra i teenager di oggi.

Stefano Masnaghetti

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