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[Alternative Rock] Puddle Of Mudd – Volume 4…

 

[Alternative Rock] Puddle Of Mudd – Volume 4: Songs In The Key Of Love And Hate (2009)

Stoned – Spaceship – Keep It Together – Out Of My Way – Blood On The Table – The Only Reason – Pitchin’ A Fit – Uno Mas – Better Place – Hooky

www.puddleofmudd.com
www.interscope.com

La carriera dei Puddle Of Mudd potrebbe essere vista come una via di mezzo fra quelle meteoriche delle band da ‘one hit wonder’ e quelle dei gruppi rock di più ‘classica’ e robusta consistenza. Indubbiamente la seconda incarnazione del complesso di Wes Scantlin – la prima e misconosciuta è morta a Kansas City nel 1999 – è ormai attiva da quasi dieci anni, e non ha mai smesso di far concerti e pubblicare dischi. Tuttavia il suo debutto, “Come Clean” (2001), non è stato mai bissato né in termini di successo né in termini di qualità. Certo, parliamo di un disco post – grunge manieristico, derivativo e via con gli altri aggettivi d’ordinanza. Però si trattava di un album perfetto nella sua semplicità, e pazienza se troppi spettri di Nirvana e Alice In Chains si agitavano fra i suoi solchi. I veri problemi sono arrivati dopo, con la lenta ma inesorabile erosione di vendite e un’ispirazione musicale sempre più precaria.

Oggi i Puddle Of Mudd conservano uno zoccolo duro di fan solo negli Stati Uniti, mentre nel resto del mondo sono stati quasi dimenticati. E presumibilmente le cose non cambieranno neppure con l’uscita del nuovo lavoro, dal titolo chilometrico e un po’ troppo pomposo. Anche se, paragonato al mediocre “Life On Display” (2003) e al banalissimo “Famous” (2007), “Volume 4” rappresenta comunque un piccolo miglioramento compositivo. Da un po’ di tempo a questa parte Wes e compagni cercavano di abbandonare, una volta per tutte, le eccessive scorie grunge che li inchiodavano quali passatisti neppur tanto fantasiosi, ma solo in questo capitolo ce l’hanno (quasi) fatta: infatti, a parte “Out Of My Way” e la nirvaniana “Pitchin’ A Fit”, il resto dei brani è più orientato verso un hardcore melodico e radiofonico (“Spaceship”, “Blood On The Table” e “Hooky” gli episodi più eclatanti), con qualche stilla di stoner diretto e quadrato presente qua e là (“Stoned”, soprattutto). Scenari più solari e meno cupi, quindi, anche se una certa dose di spensieratezza i Nostri ce l’hanno sempre avuta (cfr. “She Hates Me” su “Come Clean”, roba che ai padri nobili di Seattle non sarebbe mai venuto in mente di scrivere). Altra buona scelta è l’aver mantenuto un ottimo equilibrio fra canzoni hard rock e ballad (su dieci pezzi, ce ne sono solo tre: “Keep It Together”, “The Only Reason” e “Better Place”), evitando in questo la ‘sindrome – strappalacrime’ che ha colpito gli Staind da qualche disco a questa parte.

Nonostante gli sforzi profusi abbiano permesso alla band di arrestare la rovina artistica che appariva ineludibile, “Volume 4” rimane nulla più che un dischetto carino e gradevole; scorre via veloce e si dimentica in un attimo, giusto il tempo di toglierlo dal lettore, ostaggio di un alternative rock anodino e facilmente replicabile da moltitudini. Il piglio e la personalità che i Puddle Of Mudd mostrarono in “Come Clean” sono svaniti, e i vecchi protetti di Fred Durst non scriveranno mai più hit come “Control” e “Blurry”.

Stefano Masnaghetti     

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