[Brit Rock] Wot – Handyman (2010)

 

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I Wot sono un quintetto catanese che si presenta alle nostre orecchie con “Handyman”, loro primo album. Alle spalle hanno già un EP, pubblicato nel 2006, e numerosi concerti, fra i quali la partecipazione all’Heineken Jammin’ Festival. Suonano un rock dal taglio inequivocabilmente brit, e loro stessi non ne fanno mistero, indicando nei Franz Ferdinand la maggior fonte d’ispirazione per la musica che creano: “Alex Kapranos e soci andavano a palla nello stereo delle nostre macchine nel 2004 ai tempi dell’album d’esordio. Erano i tempi di Take Me Out per capirci ed erano freschi e geniali in alcune intuizioni, già con il secondo album hanno perso quel potere ammaliante, credo che hanno influito sul nostro modo di fare musica tanto quanto i Beatles, i Rolling Stones e Mozart. L’ultimo album ci manca, ma non ne facciamo un dramma”.

Tutto giusto. E il fatto che non abbiano ascoltato l’ultimo disco e preferiscano l’esordio s’intuisce chiaramente ascoltando i 12 brani che compongono “Handyman”. Tutti improntanti a un rock eclettico e piuttosto frizzante, che s’impegna nel trovare il giusto ritornello e il timbro esatto per far divertire l’ascoltatore. Addirittura, farlo ballare. Come i Franz Ferdinand, appunto. Anche se, a differenza di questi ultimi, le influenze new wave sono molto meno presenti, e i Wot preferiscono puntare sul brit pop di Blur e Oasis per arrivare, come logica conseguenza, al Sixties sound di Beatles e Kinks.

Bisogna ammettere che le canzoni più convincenti sono proprio quelle più retrò, come il mix fra chitarre taglienti à la Blur e armonie vocali a metà strada fra Beatles e Beach Boys di “Sniper”, oppure il garage/beat melodico di “Mythoughts”, in cui spicca l’uso azzeccato dell’organo hammond – scelta che si rivelerà vincente in gran parte dell’album – e una cadenza che ricorda i Kinks, risuonati però dai Franz Ferdinand. Piacciono anche le ugualmente britanniche “Betterthantomorrow” e “M.e.”, dai contorni chitarristici nitidi e precisi, che si dimostrano all’altezza nel delineare l’atmosfera stilosamente festaiola che i Wot si prefiggono di creare. Discreta anche la prova vocale di Ivo, che tra l’altro dimostra una pronuncia inglese superiore alla media italiana.

Il gruppo non convince, invece, quando calca troppo la mano con le proprie smanie danzerine e inserisce spunti d’elettronica di quart’ordine, finendo per rovinare brani che avrebbero potuto esser migliori, se privi di tale effettistica fuori luogo. Capita soprattutto nelle linee di tastiera di “Summertime” e “Thesamedressfrom69” (di quest’ultimo meglio il ‘reprise’), che paiono prese a prestito dai peggiori teen movie americani degli ultimi anni, e che fanno affondare entrambi i pezzi, sicuramente i più brutti del disco.

“Handyman” è comunque un lavoro più che gradevole, neppure troppo ruffiano e derivativo il giusto; i Wot non si lasciano soffocare dai loro riferimenti stilistici, anzi cercano di escogitare un tocco personale. Per un debut album tanto basta. Da tenere sotto osservazione.

Stefano Masnaghetti

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