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Crystal Antlers – Two-Way Mirror

Crystal Antlers Two Way Mirror Recensione

Sophomore album per i Crystal Antlers. La band californiana aveva stupito tutti con il suo eponimo EP d’esordio, in grado di confondere le idee di chi pensava che oltre i Mars Volta non ci si potesse spingere in ambito progressivo/psichedelico. Poi è arrivato il debutto sulla lunga distanza, “Tentacles“, che confermava quando di buono si era detto sulla formazione, ma lasciava già trapelare un fondo di manierismo che le maniere selvagge dell’EP non lasciavano presagire. In ogni caso, si trattava ancora di un grande lavoro in campo psych – prog. Oggi, a distanza di due anni, esce “Two-Way Mirror“, il quale porta con sé un’ulteriore ventata di moderazione che, se in alcuni casi risulta positiva in quanto permette di distinguere meglio i percorsi strumentali dei Nostri, nel complesso finisce per fiaccare sin troppo alcune di quelle folli cavalcate art – garage che tanto piacevano dei Crystal Antlers.

L’inizio è una falsa partenza; “Jules’ Story“, infatti, si nutre delle atmosfere degli esordi, un tonitruante mini tour de force per il canto psicotico di Johnny Bell e la chitarra affilatissima di Andrew King, entro il quale s’innesta l’organo di Cora Foxx, che sostituisce il dimissionario Victor Rodriguez: potrebbe stare a metà strada fra i già citati Mars Volta e qualcosa degli ultimi Flaming Lips di “Embryonic“. Ma le dieci tracce seguenti cambiano (quasi) completamente prospettiva, optando per un post – prog maggiormente levigato (cfr., fra le tante, “Summer Solstice“) al quale manca un po’ di fuoco per convincere appieno. L’organo ha smesso di essere il fulcro della loro musica, lasciando un po’ di spazio in più agli intrecci fra chitarra e sezione ritmica, mentre le parti cantate sono mediamente più quiete. Le canzoni sono pure gradevoli, e “Two-Way Mirror” scorre comunque bene, aiutato anche dalla sua breve durata, 35 minuti scarsi. Eppure i Crystal Antlers si facevano preferire quando svalvolavano senza costrizioni, cosa che ora accade raramente, ad esempio nello psycho – garage di “By The Sawkill“, forse il brano migliore dell’opera, assieme ad “Always Afraid” e ai suoi spunti free jazz. Per il resto, adesso l’ensemble preferisce blandirci con toni più posati, addirittura recuperando suggestioni dall’acid rock di fine anni Sessanta (Fortune Telling).

Si parla sempre di un’ottima band, ma dopo esordi di così grande spessore si pensava che i Crystal Antlers potessero conquistare il mondo nel giro di pochi anni, e invece ci stanno mettendo un po’ più del previsto a sbocciare definitivamente.

Stefano Masnaghetti

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