Dead Skeletons – Dead Magick

Dead Skeletons Dead Magick Recensione

I Dead Skeletons sono un trio islandese, che sino ad oggi ha fatto parlare di sé più per l’alone di mistero col quale ha amato circondarsi piuttosto che per motivi strettamente musicali. Già da un paio d’anni, infatti, circolano loro video su YouTube, oscuri ed ipnotici tanto nelle immagini quanto nel sonoro, ai quali però non si era ancora affiancata nessuna emissione fisica. Ora che finalmente “Dead Magick” è uscito, prima in formato esclusivamente digitale e da pochi giorni anche in cd e in doppio vinile, possiamo affermare che la band non è affatto un bluff e che, anzi, quel che di buono si poteva intuire dalle composizioni disponibili sul web (tutte presenti in questo debut – album) viene più che confermato anche su disco.

Nonni Dead, Henrik Bjornsson e Ryan Carlson Van Kriedt non inventano propriamente nulla di nuovo. Però sono eccezionali nel saper rimodellare a loro piacimento decenni di storia del rock, di quello più sotterraneo e urticante, venendone fuori con una dozzina di tracce che sorprendono per inventiva, freschezza e personalità. “Dead Magick” è il risultato di un enorme sforzo sintetico, in cui a spiccare sono due componenti: l’acid rock e le dilatazioni spaziali kraute dei Settanta e il post – punk virato dark degli Ottanta. A tutto ciò i Dead Skeletons aggiungono qualche tocco shoegaze e lievi striature dream – pop per alleggerire la tensione, ma soprattutto optano per un approccio di tipo magico – ritualistico alla musica, che rappresenta il vero tratto distintivo della loro cifra stilistica (forti, e non casuali, i riferimenti al Buddhismo e al Libro dei Morti tibetano).

Una psichedelia dal forte sapore esoterico, insomma, distillata in lunghe cavalcate tenebrose che di volta in volta possono ricordare Velvet Underground, Amon Duul II, Faust, Popol Vuh e con un balzo di qualche anno Suicide, Bauhaus, Sisters Of Mercy e Joy Division, fino ad arrivare ai mille epigoni contemporanei del suono oscuro e psicotropo, Acid Mothers Temple compresi (cfr. la conclusiva “Dead Magick II“). A tratti “Dead Magick” potrebbe esser descritto come un disco dei Loop suonato con lo spirito dei Magma. Ed è un bel sentire.

Tutti questi riferimenti disparati potrebbero risultare persino eccessivi e confondere un po’ le idee; il problema è che sono i Dead Skeletons stessi a voler confondere gli ascoltatori, lasciando loro ben pochi appigli cui aggrapparsi. Meglio così: l’importante è il risultato finale, e questo è un bellissimo disco dal grande fascino oscuro.

Stefano Masnaghetti

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