Music Attitude

[Emo – Pop Rock] My Chemical Romance – The Black Parade (2006)

The End – Dead! – This Is How I Disappear – The Sharpest Lives – Welcome To The Black Parade – I Don’t Love You – House Of Wolves – Cancer – Mama – Sleep – Teenagers – Disenchanted – Famous Last Words

http://www.mychemicalromance.com/
http://www.repriserecords.com/

Questa è dura.

Molti vedono nei My Chemical Romance l’ennesimo fenomeno mediatico pompato all’inverosimile da music media et similia, rifiutando a priori di considerare la loro proposta, considerata nulla a causa di innumerevoli ospitate a trl live request e le migliaia di teenagers che gridano a priori appena li vedono.

Non  che questo sia un fatto irrilevante: ne abbiamo visti e ne vedremo a iosa di gruppozzi, dal nullo valore tecnico e dalla ridicola abilità esecutivo-compositiva, costruiti ad arte per durare un paio d’anni per poi dissolversi nel nulla dopo aver venduto pacchi di dischi (mediocri) e aver preso in giro una masnada di fans, restando nella memoria (degli stessi fans che nel frattempo adorano il nuovo fenomeno da baraccone che li sostituisce) come i rolling stones del nuovo millennio. Potrà magari essere così anche per Gerard Way e compagni, ciò che è sicuro è che molta di quella adorazione aprioristica attualmente in atto per i Romance è in parte dovuta al classico meccanismo del business appena descritto…l’altra parte (diciamo quella che arriva anche da chi metabolizza il disco e fa un paio di ragionamenti decontestualizzandolo da tutto) però non ha nemmeno tutti i torti a tifare per loro. Noi stiamo ovviamente in mezzo ma ci sbilanciamo dicendo che “The Black Parade” è un album ben fatto.

Il lavoro in questione non può essere considerato il disco easy da cui far partire la moda del momento. Toglietevi dalla testa i paragoni con Queen, Pink Floyd, Beatles, Clash e cose simili che avete letto o sentito da più parti (lasciateci quasi per intero i Green Day dato che il produttore è lo stesso Rob Cavallo di American Idiot, e qualcosa dei Queen in una traccia e mezzo se volete): il disco passa, ha dei momenti energici e alcuni più emozionali (e ruffiani), racconta una storia delicata ed è veramente suonato bene, con delle lyrics zeppe di cliché ovvi ma coraggiosi, specialmente se si rivolgono a un pubblico giovane. Insomma, un concept album su una malattia mortale, affrontato con apparente leggerezza ma pregno di sofferenza in certi passaggi, confluisce in un prodotto che definire capolavoro è eccessivo (e ridicolo) ma che non si può liquidare con ‘roba per poppanti o emokids disadattati’ senza passare per folli. E’ vero che “I Don’t Love You” è una palla ma è altrettanto vero che “The Sharpest Lives” e “House Of Wolves” meritano. Poi c’è “Mama”, pezzo in cui se la canta anche una certa Liza Minelli e che spiazza totalmente: una canzone molto bella, imprevedibile e davvero legata in qualche modo (comunque lontano) a quella Bohemien Rapsody citata più volte dal frontman dei Romance come brano della sua vita.

Sostanzialmente il fatto di essere sulla cresta dell’onda a prescindere dal disco può essere una nota positiva e negativa allo stesso tempo per i My Chemical Romance. Il carrozzone mediatico aveva già deciso di puntare su di loro, indipendentemente dall’album che avrebbero pubblicato, annunciandolo come il manifesto della generazione ‘emo’: questo significava un’enorme successo anche se il cd in realtà fosse stato pietoso. La parte negativa invece è proprio questo essere considerato agevolato da un tipo di situazione predeterminata, che finisce direttamente per svalutare un disco che, contrariamente alle aspettative, è più che sufficiente. Sicuramente “The Black Parade” lascerà il segno…

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