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[Folk Heavy Rock] Skyclad – In The… All Togheter

[Folk Heavy Rock] Skyclad – In The… All Togheter (2009)

Words Upon The Street – Still Small Beer – The Well-travelled Man – Black Summer Rain –  Babakoto – Hit List – Superculture – Which Is Why – Modern Minds – In The… All Together

http://www.myspace.com/officialskyclad
http://www.scarletrecords.it/

E’ stato strano dover attendere 5 anni per un seguito di A Semblance Of Normality; negli anni 90 gli Skyclad ci avevano abituati ad un disco nuovo più o meno ogni 10-12 mesi. Col tempo le cose cambiano, il sound del gruppo di Newcastle lo ha fatto sicuramente: dall’invenzione e canonizzazione del folk metal degli esordi ad oggi di pelli i nostri ne hanno cambiate tante. Nonostante questo, gli Skyclad hanno costantemente partorito release dal suono diverso, personale, fresco e notevolmente dinamico, dopo 18 anni di storia, il loro tredicesimo album non viene meno a questo imperativo: il metallo lascia il passo all’hard rock, al punk e soprattutto a un certo modo di interpretare la wave inglese, diventando accostabili, in alcuni frangenti, a dei Levellers decisamente più incazzosi e il tutto suona freschissimo, dinamico come da tradizione.

In The… All Togheter è stato registrato quasi in presa diretta, con tutto il gruppo in studio e la produzione di Dario Mollo, invece di abusare di effetti speciali, si concentra intelligentemente nel far suonare ogni strumento così come merita, conferendo un suono live, vivo, sanguigno, graffiante e grintoso come si addice a questa band e a queste canzoni.
La proposta dei Nostri è sempre la stessa: amalgamare insieme i tanti aspetti musicali della musica inglese, quella che va dal combat folk al folk cantautorale e passa per il rock pesante. Loro, a differenza di tanti altri, ci riescono senza problemi e senza mai suonare ripetitivi, mantenendo sempre un tiro alto e una grinta invidiabile.

Episodi particolarmente riusciti potrebbero essere l’assalto folk elettro-medioevale di A Well Travelled Man o quel vero gioiello di rock veloce e break acustici di Hit List, ma davvero ogni brano ha la sua caratteristica e la sua storia… forse escludendo il tiratissimo heavy-jig Still Small Beer: non male ma è di sicuro qualcosa a cui gli Skyclad ci hanno abituati da tempo. Va anche sottolineato il decisivo passo avanti rispetto al precedente lavoro A Semblance Of Normality, nel quale molti avevano avvertito il vuoto lasciato da Martin Walkyier (ex voce, fondatore e impareggiabile paroliere). Oggi quel vuoto non si avverte più, forse per un’ancora maggiore coesione del gruppo, forse perché Kevin Ridley (un tempo produttore, poi seconda chitarra e ora cantante) ha deciso di cantare in modo più sporco o semplicemente perché il tempo ha lenito la ferita. Qualunque sia la spiegazione, che siate o no dei fan, questo disco è caldamente consigliato.

Stefano Di Noi

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