[Rock/Metal] Devin Townsend Project – …

[Happy Metal] Devin Townsend Project – Addicted (2009)

Addicted! – Universe in a Ball! – Bend It Like Bender! – Supercrush! – Hyperdrive! – Resolve! – Ih-Ah! – The Way Home! – Numbered! – Awake!

http://www.hevydevy.com/news/
http://www.insideout.de

Nonostante si sia ritirato dalle scene musicale, Townsend continua a sfornare dischi con una regolarità da fare invidia all’intestino di un uomo adulto. Ecco quindi Addicted, ovvero il secondo capitolo della tetralogia del Devin Townsend Project.

Ki (il capitolo precedente) ci aveva consegnato un Townsend riflessivo, sicuramente cambiato nell’approccio e nella sostanza, tanto cambiato da farci ben sperare che avesse perso il vizio di ripetersi.
 
Vi è paciuto Ki? A me si, e parecchio. Ora dimenticatevelo e andate a rispolverare Ocean Machine e Physicst perché Addicted nasce dall’unione di questi due lavori. Gli ingredienti sono pochi, semplici e prevedibili: velocità, melodia e il suono stratificato fino alla saturazione a cui Townsend ci ha talmente tanto abituati da farcelo andare di traverso. La vera chicca del disco è la presenza come co-vocalist di Anneke Van Giersbergen (Agua De Annique, ex The Gathering) la cui voce esalta ancora di più le atmosfere pop-dance del lavoro, si avete letto bene DANCE. E, attenzione, è proprio Bend It Like Bender!, il brano più danzereccio del lotto, ad essere fra gli episodi più riusciti.

L’intento di Devin era creare un qualcosa privo di profondità, totalmente easy, senza cazzate di nessun tipo, il risultato è centrato fin troppo, perché il disco è tanto zuccheroso (nei limiti di un disco di Townsend) da diventare, a volte, impalpabile. Alla fine, è il “solito disco di Devin”, da accodare dietro Ocean Machine, Phsycist, Accelerated Evolution, ovvero cd divertenti con qualche ottimo pezzo qua e là (nel caso di Addicted come non citare la superba terna Hyperdrive!, Resolve!, Ih-Ah!) , ma non certo il suo apice. Unico elemento di novità è l’aver diviso il microfono con la talentuosa collega e a me pare un po’ poco.

Non un brutto lavoro, ma sicuramente un disco che non aggiunge nulla di nuovo al percorso artistico di Devin Townsend. Non resta che girare pagina e attendere, cauti, il nuovo capitolo…

Stefano Di Noi

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